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Seghedoni: Alice

Dalla Idyllium una intrigante fiaba lirica del compositore modenese

Solo da pochi anni, i compositori di musica classica stanno scoprendo le potenzialità legate  alle nuove generazioni.

Il motivo principale è sicuramente costituito dal fatto che, senza un adeguato ricambio, un settore già in declino rischia di chiudere definitivamente.
In questo ambito, che continua comunque ad essere poco frequentato, si inserisce Alice, fiaba lirica in un atto di Stefano Seghedoni, reperibile su un cd recentemente inciso dalla Idyllium.

Frutto della collaborazione fra la casa discografica milanese, la Leonardi Group ed una serie di valenti artisti, il disco è stato presentato ufficialmente domenica scorsa a Modena, e fa riferimento ad una registrazione  “dal vivo” dell’ opera, effettuata lo scorso ottobre al Teatro Gobetti di Torino.
La vicenda, narrata nella fiaba lirica, riguarda un’ avventura di Alice che, spinta dalla sua innata curiosità, beve una pozione che la fa rimpicciolire, precipitando nella boccettina dell’ inchiostro.
Dopo averla individuata, il povero padre rischia di perdere per sempre la figlia, inghiottita dal liquido nerastro.

Ma la storia ha un lieto fine, poichè tutte le bambole di Alice faranno a gara per privarsi di un loro piccolo pezzo allo scopo di “ricostruire” una bambola con le fattezze della bimba che, grazie all’ amore paterno, tornerà a vivere.

Autrice del libretto è  Roberta Faroldi (che ha curato anche la regia e la scenografia dell’allestimento teatrale), che nello sviluppo della trama segue solo all’ inizio Carroll, per poi approdare a lidi meno cerebrali e più fantasiosi, come quelli sottesi al mondo di Rodari e delle sue “Favolette di Alice”.
Un testo molto particolare, al quale il maestro modenese Seghedoni ha fornito una musica adatta, creando le giuste atmosfere, senza mai perdere di vista i principali destinatari dell’ opera.
Così, l’ iniziale sovrapposizione di frasi italiane ed inglesi, enunciate da voci talora deformate ed inquietanti, oltre che essere molto vicina alla musica contemporanea, permette di entrare immediatamente nel vivo del racconto.
Ma, nel momento in cui l’ inchiostro diviene comprimario, anche la musica cambia registro, rimanendo sempre vicina ad uno stile moderno ma più moderato.
Da questo momento in poi, Seghedoni si diverte a citare autori come Britten, Bernstein, Orff, Gershwin e Offenbach, su di un tessuto musicale affidato a pochi strumenti, non estraneo agli echi della cameristica del Novecento, soprattutto di scuola francese.
Il risultato finale è una composizione caratterizzata da un grande equilibrio, che vive del felice paradosso di essere facilmente fruibile, nonostante presenti, sia per chi la esegue che per chi la ascolta, numerosi passaggi di notevole complessità.
Dando uno sguardo agli interpreti, una menzione particolare merita innanzitutto Alice Borciani (Alice), giovanissimo soprano dotato di una voce splendida ed espressiva.

Bravo anche il basso Luca Gallo, nel ruolo del padre di Alice e molto convincenti sia l’ Ensemble Vocale Sy Borg, diretto da Joe Willis, nella subdola parte dell’ inchiostro, che il coro di ragazzi “Micron”, diretto da Paola de Faveri, al quale è affidata la voce delle Bambole di Alice.
Di notevole livello anche la parte strumentale, che si avvale del Pumpkin Ensemble, diretto da Stefano Seghedoni e  formato da Alessandro Molinaro (flauto e ottavino), Sandro Tognatti (clarinetto e clarinetto basso), Marco Robino (violoncello), Giorgio Spriano (pianoforte) e Alberto Occhiena (percussioni).
Come per qualsiasi opera, il disco può fornire solo un’ idea parziale dello spettacolo ma, dalle numerose foto del pregevole libretto di accompagnamento, dove fra l’altro il testo è presentato in versione bilingue, si evince la qualità dell’allestimento.
In definitiva Alice si segnala come una interessante novità nel panorama italiano, attraverso la quale è possibile educare le nuove generazioni alla musica colta (e anche alla lingua inglese), per cui il cd della Idyllium sarà inviato a tutte le scuole che lo richiederanno.
E questa, a nostro avviso, è la strada migliore da seguire se vogliamo evitare che, nel giro di pochi anni, la musica classica in Italia diventi solo un ricordo.