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Caramiello: Music from America

Dalla Nireo uno splendido cd dedicato al repertorio pianistico statunitense

Come per il cd precedentemente inciso dalla Tactus e rivolto al quarto volume delle musiche per pianoforte di Sgambati, anche l’uscita dell’ultimo disco di Francesco Caramiello porta con sé una storia molto travagliata.
Basti pensare che la registrazione risale al 2001 e i brani, che ora sono stati raccolti dalla Nireo con il titolo “Music from America”, rappresentavano il completamento di un dittico, che doveva arricchire il catalogo dell’ Agorà, incentrato sulla musica americana, fermatosi invece al primo volume.
Un vero peccato lasciare l’opera incompiuta, considerando che la letteratura discografica al riguardo è abbastanza avara.
Dobbiamo quindi essere contenti che, pur se il maestro in questi ultimi anni ha volto i suoi molteplici interessi musicali in diverse altre direzioni, alla fine sia riuscito nel suo intento di pubblicare anche il secondo volume.
Unico compositore presente in entrambe le incisioni, Copland che, se prima affiancava due autori molto meno noti quali Carter e Ives, in questo caso si trova in compagnia di compositori famosi e meno conosciuti, come Gershwin, Bernstein, Gottschalk e MacDowell.
Particolarmente indovinata, poi, la scelta di aggiungere l’italiano Busoni, solo apparentemente un intruso, in quanto l’ Indianisches Tagebuch (Diario Indiano) prese spunto dalla pubblicazione di una raccolta dell’allieva Natalie Curtis-Burlin, dedicata ai canti degli Indiani d’America.
Guardando più da vicino alcuni dei brani che compongono il disco, partiamo da quello di apertura, Souvenir de Portorico (Marche des Gibaros), op. 31 di Louis Moreau Gottschalk.
Nato a New Orleans nel 1829 e morto a Rio de Janeiro nel 1869, egli fu, oltre ad un virtuoso del pianoforte, paragonabile a Liszt, il primo compositore americano, o ancor meglio pan-americano, di un certo spessore.
Non a caso proveniva da una città dove la musica, oltre ad essere di casa, era la risultante di un coacervo di ritmi delle più disparate provenienze, che avrebbe in seguito dato origine anche al jazz.
Il precoce oblio, al quale Gottschalk è andato incontro, dipende, oltre al fatto di essere morto in giovane età, dai suoi marcati interessi verso il repertorio folcloristico, che lo resero di difficile collocazione, in quanto troppo “popolare” per gli amanti di musica colta e troppo “colto” per gli appassionati di musica popolare.
Souvenir de Portorico rappresenta un esempio eclatante di quanto affermato, poiché trae origine da un canto natalizio portoricano (dove i Gibaros del sottotitolo rappresentano la locale popolazione meticcia, frutto dell’ incrocio fra Spagnoli ed Indios), basato su tresillo e cinquillo, ritmi Afro-Caraibici, sui quali Gottschalk inserisce una struttura di matrice classica.
Qualche breve cenno merita anche Edward MacDowell (1860 -1908), che studiò in Francia, in Germania, dove insegnò anche, prima di ritornare negli USA.
Sicuramente il compositore statunitense più autorevole dell’Ottocento, assorbì la componente romantica della musica occidentale, come si può constatare nei Sea Pieces, op. 55, presenti nel disco.
Oggi però è noto solo per la Fondazione che porta il suo nome e che prosegue l’idea, avuta da lui e dalla moglie, di creare una sorta di tenuta circondata dal verde, la cosiddetta MacDowell Colony, comprata per poter ospitare prestigiosi rappresentanti dell’arte e della cultura internazionale.
Ci sarebbe ancora moltissimo da dire su Gershwin, Copland e Bernstein, gli altri autori presi in considerazione, e sui brani che completano il disco, poiché ognuno meriterebbe un approfondimento a sé stante.
A questo punto, però, preferiamo fornire qualche nota relativa all’ esecuzione del maestro Caramiello.
Come di consueto, la sua interpretazione raggiunge livelli elevatissimi ed è contraddistinta da un virtuosismo mai fine a se stesso, anche quando la partitura potrebbe permetterlo, come nella trascrizione di Bernstein del coplandiano El Salón México .
Un rigore costante, che presenta mille sfaccettature e può dar luogo a risultati di grande suggestione.
Così, ad esempio, i brani di Busoni escono ben presto dai binari del mero folclore, assumendo una dimensione tragica, presagio del triste destino degli Indiani d’America.
E che dire dei due pezzi di Gershwin, trascritti da Artis Wodehouse (partendo dalle registrazioni originali su rullo effettuate dall’autore statunitense) e appartenenti al musical Tip-toes, così ricchi di atmosfera, che ci sembra di vedere gli artisti sul palcoscenico mentre si esibiscono?
Ricordiamo, infine, la presenza di un libretto illustrativo, più divulgativo che erudito, il che in questo caso non guasta, considerando la scarsa notorietà degli autori.
In definitiva un cd splendido, buon ultimo in ordine di uscita, che va ad aggiungersi a tutti gli altri già incisi da Francesco Caramiello e che abbina, come sempre, una straordinaria interpretazione ad un programma di grande valenza storico-musicale.