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Sarro: Eurilla e Beltramme

La Bongiovanni riscopre Sarro grazie all’Ensemble "Le Musiche da Camera"

Nati nel Settecento per essere eseguiti fra un tempo e l’altro delle opere serie, gli intermezzi finirono per divenire più celebri dei lavori ai quali erano abbinati (un nome per tutti “La serva padrona” di Pergolesi).
Ma ci furono anche intermezzi che, sebbene di buona fattura, caddero ben presto nel dimenticatoio.
Ad essi l’ Ensemble “Le Musiche da Camera”, nella figura del suo fondatore e direttore Egidio Mastrominico, insieme all’ Associazione Area Arte, sta dedicando, dal 2001, un progetto intitolato “L’intermezzo ritrovato”.
L’iniziativa è volta a recuperare piccoli gioielli di autori noti e meno noti, secondo un’ interpretazione musicale filologica, ed un allestimento spesso in chiave moderna.
Proprio ad uno di questi spettacoli fa riferimento un cd molto interessante della Bongiovanni, dove è riportata la registrazione “dal vivo”, effettuata lo scorso anno al Teatro di Corte del Palazzo Reale di Caserta, di “Eurilla e Beltramme”, di Domenico Sarro (1679-1744), su libretto di Silvio Stampiglia.
Divisa in tre parti, che erano collocate fra gli atti dell’opera “La Partenope” (anch’essa concepita dal duo Sarro-Stampiglia), la vicenda narra le schermaglie amorose fra la fiera guerriera Eurilla e un servo armeno, goffo e codardo, Beltramme, che alla fine riuscirà a conquistarla.
Sotto l’apparente frivolezza del testo, si celano molti spunti satirici sui costumi dell’epoca, come ad esempio l’ abitudine di prendere il caffé, che in quei tempi cominciava a diffondersi o su questioni poetiche che allora erano oggetto di accanite discussioni fra i letterati.
Va inoltre notato che intermezzo e dramma sono ancora legati come ambientazione, in quanto solo anni dopo la parte comica si affrancherà completamente da quella seria.
Per quanto riguarda gli interpreti, l’Ensemble “Le Musiche da Camera” (uno dei pochissimi gruppi campani che si avvale per l’esecuzione di strumenti d’epoca), diretto da Egidio Mastrominico, conferma le sue elevate qualità già apprezzate in incisioni precedenti.
Ottima
risulta anche la prova dei due cantanti, il mezzosoprano Rosa Montano ed il basso Giusto D’Auria, che mostrano un notevole affiatamento e si immedesimano molto bene nei rispettivi ruoli, rendendo ancora più piacevole e frizzante l’intermezzo di Sarro.
A completamento
ricordiamo che, la partitura utilizzata da Mastrominico si riferisce ad un manoscritto non autografo dell’esecuzione del 1722, proveniente dalla Biblioteca del Conservatorio di S. Pietro a Majella e che le esaurienti ed illuminanti note del libretto illustrativo del disco sono curate da Pier Paolo De Martino.
In definitiva un cd di grande valore che pone in evidenza un genere particolare come quello degli intermezzi ed un autore, Domenico Sarro, troppo a lungo offuscato da altri suoi illustri colleghi come Scarlatti e Vinci.