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La suite

Una forma musicale in auge durante il periodo barocco

A partire dal XVI secolo, cominciarono a diffondersi brani formati da due danze, una lenta, in ritmo binario, l’altra veloce, in ritmo prevalentemente ternario, eseguite dal liuto e dal clavicembalo.
Queste composizioni vanno considerate come le antenate della suite, forma musicale legata al periodo barocco, costituita da un insieme di danze stilizzate di uguale tonalità.
La classica suite, secondo quanto codificato dal compositore tedesco Johann Froberger (1616-1667), risultava divisa in quattro movimenti, formati dalla successione di altrettante danze.
Si iniziava con un’ allemanda, di origine tedesca, seguita da una corrente, danza italiana molto in voga nel XVI e nel XVII secolo.
Il terzo movimento era costituito dalla sarabanda, spagnola ma di probabile derivazione araba che, da iniziale sfrenata danza amorosa, assunse col tempo un carattere lento e solenne e, per ultima, arrivava la vivace e rapida giga irlandese.
Questa era solo una base di partenza, poiché la tonalità talora poteva variare da un movimento all’altro e la forma venne ampliata a piacimento da molti compositori, a seconda del periodo storico e delle mode del momento.
Conseguentemente fecero capolino altre danze, fra le quali le più note erano le francesi gavotta, bourrée e minuetto, quest’ultimo in auge alla corte di Luigi XIV, e la spagnola passacaglia.
A parte il già citato Froberger, che compose una trentina di suite, diversi musicisti famosi si cimentarono con questo genere, come Bach che scrisse le sei celeberrime Suite per violoncello solo, le Suite Francesi e le Suite Inglesi per clavicembalo, oltre a quattro Ouverture, contrassegnate dai numeri d’opera BWV 1066-1069, vere e proprie suite per orchestra.
La fine del periodo barocco segnò anche il declino della suite, anche se molte delle danze rimasero nel patrimonio popolare.
Nel XX secolo la suite divenne oggetto di un rinnovato interesse, sostanzialmente per due motivi, il primo legato al recupero degli stili del passato, base del movimento neoclassico, il secondo dovuto alla voglia di scrivere pezzi al di fuori dell’usuale contesto sinfonico.
Esempi al proposito ve ne sono molti e, in chiusura, vogliamo ricordare le tre suite orchestrali che costituiscono le Antiche danze e arie per liuto di Respighi, la Suite Française di Poulenc, la Suite Provenzale di Milhaud, la Suite di danze dell’ungherese Bartok e la Suite per il compleanno del Principe Carlo del britannico Tippett.

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