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Vincenzo Caruso: "Custure me"

Dalla Non Plus Ultra un raffinato cd che sfugge a qualsiasi precisa catalogazione

E’ ormai assodato che, se hai buone idee che non coincidono con i retrivi gusti della massa e vuoi comunque farti conoscere artisticamente, onde evitare pellegrinaggi deprimenti verso questa o quella casa discografica, la tua unica possibilità rimane l’autoproduzione (d’altronde, se anche la Chicago Symphony Orchestra, che non è sicuramente l’ultima venuta, ha scelto questa strada, qualche motivo ci deve pur essere).
Così non stupisce che il giovane e bravo pianista Vincenzo Caruso, fra l’altro maestro accompagnatore della scuola di ballo del Teatro di S. Carlo, abbia deciso di affidare il suo esordio discografico alla Non Plus Ultra, etichetta che detiene insieme a Fabio Ambrosino.
Il disco in questione, intitolato “Custure me”, è costituito da nove brani di difficile catalogazione, in quanto l’autore miscela con grande sapienza il classico ed il leggero.
Può accadere, perciò, di rimanere avvolti da una forma complessa, espressione, contemporaneamente, del canto gregoriano, del rock e della musica sudamericana, come avviene nell’iniziale “Marcia delle genti sagge” o che melodie “afro” incontrino la musica leggera (”The sea alone calls to my soul”).
Ancora, ad esempio, in “Monaco Zen”, le atmosfere mistiche sono accompagnate da una forte tensione ritmica, mentre con “Al confine di poi” e “Who you are” veniamo proiettati in un contesto elettronico, legato allo spazio siderale, che presenta anche forti valenze esistenziali.
La chiusura è dedicata a “Custure me” (“Custodiscimi” in latino), che dà il titolo all’intera raccolta, dove su ritmi moderni si instaurano antiche melodie, con un risultato totale di forte presa, talora al limite dell’ipnotismo, proprio della musica minimalista.
Il tutto è impreziosito da testi, sempre molto suggestivi, scritti dall’autore stesso, Maria Caruso, e Fabio D’Andrea (al quale si devono le parole di “Se il tempo fosse stabile”), che si adattano perfettamente alle varie musiche.
Un’operazione di questo tipo necessita anche di interpreti all’altezza e, oltre a Vincenzo Caruso che fornisce anche la sua grande esperienza di esecutore, ricordiamo la splendida ed espressiva voce di Sara Grieco, il bassista Daniele De Cario, l’apporto di Fabio Ambrosino (additional programming) e le voci di Sandro Meucci e Little Jack.
In definitiva un disco che riesce a far convivere ritmi molto distanti fra loro, in modo unico e raffinato, senza mai scadere nel commerciale e si presenta sicuramente come una delle più interessanti novità di questo periodo.