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Glenn Gould interpreta Bach

Riproposta dalla Naxos l'incisione delle Variazioni Goldberg eseguite dal leggendario pianista canadese

Secondo Johann Nikolaus Forkel, primo biografo di Bach, le Variazioni Goldberg sarebbero frutto di una richiesta fatta al grande compositore dal conte Hermann von Keyserlingk, che soffriva d’insonnia.

I brani sarebbero poi stati eseguiti, durante la notte, dal suo protetto, il quindicenne Johann Gottlieb Goldberg, che avrebbe così lenito le sofferenze del nobile.
La raccolta fu pubblicata nel 1742, quarta ed ultima parte del Klavierübung (esercitazioni per clavicembalo), in seguito catalogata come BWV 988.
Molteplici i suoi significati, che esulano spesso dal contesto puramente musicale, come buona parte dei brani bachiani.
Vi è, innanzitutto, la presenza del 14, numero preferito dal grande compositore, in quanto somma della posizione, nell’alfabeto, delle lettere costituenti il suo cognome (B=2 + A=1 + C=3+ H=8) .
Inoltre, le “Goldberg” sono formate da un’aria iniziale, seguita da 30 variazioni e terminano con un’altra aria, secondo una struttura di tipo speculare (1+14+1+1+14+1).
Va ancora ricordato che la variazione n. 3 e tutti i suoi multipli fino a 30 sono rappresentate da particolari strutture musicali dette canoni.
Se queste sono alcune delle notizie relative alla partitura, il fatto più eclatante è forse la sua durata, che oscilla fra i 75 e gli 80 minuti, per cui è più facile reperirlo su cd, che ascoltarlo dal vivo.
Questo preambolo era necessario per introdurre il cd della Naxos che, nell’ambito della collana dedicata ai grandi pianisti del passato, ha recentemente riproposto le “Variazioni”, in un’incisione effettuata da Glenn Gould a New York nel 1955 per la Columbia Records .
Ancor prima di iniziare l’ascolto, la cosa che balza subito all’occhio è che, dopo essere passato attraverso la sensibilità del leggendario pianista, il brano subì una decisa cura dimagrante, che lo portò ad appena 38 minuti.
In effetti Gould, che all’epoca della registrazione aveva appena 23 anni ed era all’inizio della sua strepitosa carriera, partì dal presupposto che Bach avesse scritto questo lavoro per la gioia dell’esecutore e non per costringerlo ad una stressante maratona.
Per questo eliminò tutte le ripetizioni, diede un ritmo maggiore ad alcuni passaggi e, naturalmente, aggiunse il suo geniale tocco personale, fornendo alla fine una versione che, in un’epoca probabilmente più aperta alle novità rispetto alla nostra, fu accolta con molto favore da pubblico e critica.
La suddetta incisione viene considerata, a ragione, uno dei contributi più prestigiosi all’arte bachiana della seconda metà del Novecento e, a distanza di mezzo secolo, conserva intatta una freschezza ed una musicalità straordinarie.
L’altra faccia della medaglia, ma certamente la colpa non può essere attribuita a Gould, consiste nel fatto che molti colleghi, per spirito di emulazione, affrontarono la stessa strada senza esserne all’altezza, fornendo una visione distorta e superficiale dello stile bachiano, fino a snaturarne la vera essenza.
Questo forse è il motivo principale per cui la versione che è poi prevalsa, dal vivo o su cd non ha importanza, è quella “solenne”, simile più ad una prova di resistenza che ad un’esecuzione pianistica.
Il cd
si completa con la Partita n. 5 in sol maggiore BWV 829, posta in apertura, che appartiene ad un gruppo di sei pezzi (catalogati come BWV 825-830), costituenti la prima parte del Klavierübung.
Anche questa esecuzione, registrata negli studi della Radio canadese nel 1954, poco meno di un anno prima della precedente, è caratterizzata da una trascinante interpretazione.

In conclusione un disco da non perdere assolutamente in quanto, oltre ad essere una testimonianza del valore assoluto di un pianista, che probabilmente le nuove generazioni non conoscono affatto, ci restituisce un Bach molto vivo e alla portata di tutti.  

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