Questo sito contribuisce alla audience di

La Genesis Suite

Breve storia di un brano scritto, fra gli anni '30 e '40, da alcuni fra i più prestigiosi compositori europei esuli negli USA

L’idea di tradurre in musica alcuni episodi della Bibbia era già balenata, negli anni ‘20, al compositore e direttore d’orchestra statunitense, di origini ebraiche, Nathaniel Shilkret, mentre lavorava alla Victor Talking Machine Company (futura RCA).

Il progetto, in un primo tempo accantonato per le evidenti difficoltà che comportava, fu ripreso quando, a metà degli anni ‘30, l’autore si spostò a Los Angeles.

Shilkret decise allora di concentrare i suoi sforzi sul libro della Genesi e di farsi aiutare da qualche illustre collega.

In quel periodo la città americana, oltre ad essere sede delle principali case cinematografiche, accoglieva una folta comunità di artisti e letterati esuli, in particolar modo ebrei, provenienti da tutta Europa.

Il primo ad essere contattato fu Mario Castelnuovo-Tedesco, conosciuto negli studi della Metro Goldwin Mayer, al quale fu assegnata la storia dell’Arca di Noè.

Da questo momento partì una sorta di passaparola, per cui il musicista italiano affidò al tedesco Toch la parte finale dell’episodio che gli spettava, e mise in contatto il polacco Tansman con Shilkret.

Tansman, a sua volta, chiamò prima il francese Milhaud e poi Stravinskij e, infine, lo stesso Shilkret ingaggiò anche Schoenberg.

Questa inusuale formazione doveva essere completata da Bartók, Hindemith e Prokofiev, che aderirono all’iniziativa senza però produrre alcunché.

Alla fine i compiti furono suddivisi, tenendo presente i diversi stili e le richieste dei compositori, che scrissero in completa autonomia le loro parti, poi collegate fra loro tramite i testi della Genesi, letti da una voce narrante.

L’ordine conclusivo della Genesis Suite fu il seguente: Schoenberg (Preludio), Shilkret (La Creazione), Tansman (Adamo ed Eva), Milhaud (Caino e Abele), Castelnuovo Tedesco (L’Arca di Noè), Toch (L’arcobaleno) ed infine Stravinskij (Babele).

Tutti furono pagati 300 dollari (a parte Stravinskij che, sotto banco, ne ricevette altri 700) e il lavoro esordì nel 1945 al Teatro Wilshire-Ebell di Los Angeles, ricevendo un’accoglienza molto tiepida, a dispetto delle energie profuse per questo abbinamento fra Antico Testamento e grandiosità holliwoodiana.

L’opera cadde quindi nell’oblio più totale fino al 2004, anno in cui, grazie ad un cd della Naxos, inserito nella collana rivolta all’Archivio Milken (che raccoglie testimonianze e partiture di 350 anni di musica ebreo-americana), è riemersa in tutto il suo splendore.