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Il Canto Gregoriano

Un patrimonio musicale da salvaguardare

Nei primi secoli di vita della chiesa cristiana ogni comunità adottava linguaggi e forme della propria tradizione per accompagnare musicalmente le funzioni religiose.

Così, se in Oriente si svilupparono alcuni canti quali il bizantino, il siriaco, ed il copto, in occidente si diffusero, solo per citare i più noti, il romano antico, il gallicano, l’ambrosiano ed il mozarabico, quest’ultimo di origine arabo-spagnola.

Si trattava di una eccessiva diversificazione, negativa per una Chiesa la cui compattezza era continuamente minacciata dalle eresie, che ebbe fine verso il IX secolo.

Fu allora che, contemporaneamente alla creazione del Sacro Romano Impero, si andò affermando in tutta la cristianità un canto monodico, che utilizzava testi in latino, derivato dalla fusione fra il gallicano e il romano antico.

Ad esso venne dato, per evidenziare la sua importanza, il nome di “gregoriano”, in onore di S. Gregorio Magno, nonostante il grande papa fosse vissuto diversi secoli addietro e quindi impossibilitato a fornire il benchè minimo apporto a questo nuovo genere.

Purtroppo di questo primissimo periodo si sa poco, in quanto scarseggiano i documenti ad esso relativi.

Ciò è dovuto in parte alle distruzioni operate dalle invasioni barbariche, ma in misura forse maggiore dal fatto che, essendo il canto fondato su consolidate tradizioni orali, quasi nessuno sentiva il bisogno di fissarne sulla carta i motivi.

Comunque, è ormai accertato che la massiccia diffusione avvenuta in tutta Europa, fece perdere al “gregoriano” quasi subito la purezza iniziale, al punto che, già ai tempi di Carlo Magno, circolavano delle perfette imitazioni, definite farciture, identiche nelle melodie ma differenti nei testi.

Col passare degli anni, vi fu anche l’uso di sovrapporre, al motivo originale, note parallele, il che portò ad un ulteriore snaturamento del carattere monodico.

La nascita della polifonia, intorno all’XI secolo, causò l’inizio di un inarrestabile declino del canto gregoriano, che comunque rimase il canto liturgico ufficiale della Chiesa cattolica.

E, a distanza di dieci secoli, ancora oggi la Chiesa promuove studi sull’argomento, per evitare che se ne perda la memoria, affidando ad un ristretto gruppo di Benedettini dell’Abbazia di Solesmes, il compito di curare periodicamente l’unica edizione critica, sul canto gregoriano, ufficialmente riconosciuta dalle alte sfere ecclesiastiche.

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