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La Sinfonia

Un genere che Beethoven portò al massimo sviluppo

Il termine sinfonia, nella storia della musica, ha assunto i significati più svariati.

Ad esempio, ai tempi dell’Antica Grecia, era utilizzato per designare l’opposto della dissonanza o diaphonia, mentre nel XVII secolo corrispondeva al brano strumentale che introduceva una cantata o un oratorio.

Solo dal XVIII secolo si è cominciato a parlare della sinfonia così come la conosciamo noi, costituita dal susseguirsi di tre o quattro movimenti, ognuno dei quali caratterizzato da una determinata forma musicale.

Se sull’epoca di inizio sono tutti d’accordo, non c’è invece, da parte degli studiosi, l’univocità riguardo al luogo preciso dove il genere sarebbe nato.

La difficoltà principale consiste nel fatto che la sinfonia nasceva come frutto di una sintesi di elementi, originati da differenti concezioni musicali.

Ad ogni modo, le ipotesi più accreditate fanno riferimento alla nota Scuola di Mannheim, nelle figure di Stamitz e Cannabich e alle cosiddette pratiche strumentali di Milano e Venezia, rappresentate da Lampugnani, Sammartini e Vivaldi.

Prima con Haydn (1732-1809), poi con Mozart (1756-1791), la sinfonia raggiunse la piena maturità e si stabilirono sia il numero dei movimenti, generalmente quattro, che la loro successione (Allegro, Adagio, Minuetto e Finale).

L’arrivo di Beethoven (1770-1827) portò a sviluppi impensabili, per cui, dopo la “Nona”, considerata come un limite invalicabile, l’avventura della sinfonia, nell’accezione classica del suo significato, poteva dirsi conclusa.

Durante tutto il resto dell’Ottocento, i grandi compositori si trovarono di fronte ad un’alternativa di non facile soluzione.

O proseguire sulla scia del gigante di Bonn, dando vita a qualcosa di già sentito, oppure dare vita ad innovazioni, con la consapevolezza di uscire dagli schemi canonici.

Così Brahms (1833-1897) apportò varie modifiche, all’interno della struttura musicale dei diversi movimenti, mentre Bruckner (1824-1896) dilatò a dismisura la durata dei suoi brani, rinforzandoli con un massiccio apporto di fiati e ottoni.

Altri, come Ciaikovski (1840-1893) e Dvořák (1841-1904), affidandosi alla tradizione, introdussero ritmi di origine popolare e, per finire, va ricordato Mahler (1860-1911) che, con le sue ultime cinque sinfonie, scritte nei primi anni del Novecento, diede il via libera a quella che possiamo definire, impropriamente, una concezione moderna della sinfonia.

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