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Japanese Orchestral Favourites

Un interessante sguardo della Naxos sulla musica classica del Sol Levante

L’incontro fra la musica giapponese ed europea si fa risalire alla fine dell’Ottocento, ma ha avuto un forte impulso solo verso la fine del Novecento.

Si tratta, comunque, di un settore inesplorato che, da qualche anno, è stato preso in considerazione dalla Naxos, con una serie di cd rivolti alla produzione di alcuni degli autori più rappresentativi.

Per introdurvi nell’universo nipponico vi segnaliamo Japanese Orchestral Favourites, che comprende una raccolta di brani scritti da musicisti affermatisi nel secolo scorso.

L’apertura è dedicata alla Rapsodia per orchestra di Yuzo Toyama (*1931), che fonde le percussioni kabuki con lo stile europeo, dando origine ad un brano che denota un’ampia cultura musicale.

Non a caso Toyama ha studiato con Kanichi Shimofusa, allievo di Hindemith e collaboratore di Kurt Wöss e Wilhelm Loibner, due tedeschi che negli anni ‘50 diressero l’Orchestra Sinfonica di Tokyo.

Molto più vicino alla musica tradizionale il successivo Etenraku di Hidemaro Konoye (1898-1973), elaborazione in chiave moderna del gagaku, un genere di origini cino-coreane, giunto in Giappone fra il V e l’VIII secolo.

Ad esso segue la Rapsodia giapponese, grazie alla quale Akira Ifukube (1914-2006), autore autodidatta, vinse nel 1935 un concorso bandito dal compositore russo Alexander Tcherepnin, all’epoca in Asia per studiare la musica di quel continente.

Da allora Ifukube scrisse numerosi brani orchestrali e, soprattutto, quasi 300 colonne sonore, comprese quelle per i film di Godzilla.

Dal maestro ad uno dei suoi più prestigiosi allievi, Yasushi Akutagawa (1925-1989), qui presente con Musica per orchestra sinfonica, un pezzo di ispirazione occidentale, che si rifà non solo a Prokofiev e Shostakovich, ma anche alla musica francese degli anni ‘20.

La tradizione ritorna con Kobiki-Uta per orchestra di Kiyoshige Koyama (*1914), variazioni su un motivo cantato dai taglialegna della regione di Kyushu.

Il brano conclusivo, Threnody to Toki di Takashi Yoshimatsu (*1953) è dedicato ad una specie in via d’estinzione, l’ibis giapponese, e segue schemi tipici della musica contemporanea, prendendo come riferimento il connazionale Takemitsu ed il polacco Penderecki.

Un cenno conclusivo merita la Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, diretta da Ryusuke Numajiri, che dimostra una grande versatilità, affrontando con pari efficacia sia i brani più vicini alla tradizione giapponese che quelli di influenza occidentale.