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Elgar: Brani orchestrali

Un cd della Scandinavian Classics rivolge la sua attenzione al repertorio più raro del compositore inglese nato 150 anni fa

Fra gli anniversari che cadono quest’anno, non possiamo dimenticare il 150° della nascita di sir Edward Elgar (1857-1934), sicuramente una delle figure più prestigiose della musica britannica di tutti i tempi.

Autore di un centinaio di brani, fra i quali molti di natura celebrativa, ha rappresentato la colonna sonora del periodo vittoriano, accompagnando i fasti dell’Impero Britannico.

La sua musica, a volte pomposa, è stata presa spesso di mira da Gilbert & Sullivan nelle loro operette, ma indubbiamente aveva qualcosa di particolarmente solenne, che ben si adattava ai momenti vissuti dal Regno Unito fra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

Da noi Elgar è noto soprattutto per la prima delle cinque marce, appartenenti a Pomp and Circumstances, op. 39, il cui motivo, con testi naturalmente ad hoc, è stato adottato nell’ambito dei canti ecclesiali, segno che le “parodie spirituali”, molto in voga nel Settecento, ancora oggi risultano ampiamente utilizzate.

Tra i diversi cd che si rivolgono alla produzione del compositore inglese, ne segnaliamo uno della Scandinavian Classics (collana appartenente al catalogo Membran) che, all’ottimo prezzo, abbina un repertorio di rarissimo ascolto, relativo a brani scritti quando l’autore era ormai riconosciuto quale prestigioso esponente della cultura del suo paese.

L’apertura è dedicata a due pezzi tratti da The Crown of India, op. 66, scritta nel marzo del 1912 per una rappresentazione che celebrava la recente incoronazione (dicembre 1911) di re Giorgio V ad Imperatore delle Indie.

A seguire troviamo la suggestiva The Wind at Dawn, versione per mezzosoprano e orchestra (1912) dell’originale song per soprano e pianoforte, composta da Elgar nel 1888 su testi di Caroline Alice Roberts, sua futura moglie.

La successiva Empire March (1924) si colloca nel filone al quale appartengono le altre composizioni celebrative, ma non raggiunse mai la fama delle precedenti.

Particolarmente interessanti risultano poi Une voix dans le Desert, op. 77 per voce recitante, mezzosoprano e orchestra (1915-16) e Polonia, op. 76 (1915), entrambe legate strettamente al primo conflitto mondiale.

La prima, infatti, anticipa la sconfitta dell’esercito tedesco e appartiene ad un trittico completato da Carillon, op. 75 e Le Drapeau Belge, op. 79, basato sui testi del poeta belga Émile Cammaerts, mentre la seconda fu commissionata ad Elgar dal compositore polacco Emil Mlynarski, per un concerto di raccolta di fondi a favore dei polacchi rifugiatisi nel Regno Unito.

Tocca quindi a due composizioni lasciate incompiute, il Concerto per pianoforte e orchestra, op. 90, il cui unico movimento fu arrangiato da Percy Young, noto musicologo, in gioventù allievo di Elgar e la suite per l’opera comica The Spanish Lady, op. 89, dal lavoro di Ben Jonson “Il diavolo è un asino”, nella versione curata sempre dallo stesso Young.

Il brevissimo Civic Fanfare, creato nel 1927 per l’apertura del Three Choirs Festival ad Hereford, chiude in bellezza un’incisione di grande interesse, nobilitata dalla presenza di esecutori del calibro del mezzosoprano Mette Christina Østergaard e della pianista Margaret Fingerhut, dalla voce recitante di Peter Hall e da una ottima compagine come la Munich Symphony Orchestra, ben diretta da Douglas Bostock.

In definitiva, il disco della Scandinavian Classics, pur uscito in tempi precedenti alle celebrazioni elgariane, mostra di avere tutte le carte in regola per ricordare il grande musicista inglese.