Questo sito contribuisce alla audience di

Brian: Sinfonia n. 2

CONTINUA IL CICLO DELLA NAXOS DEDICATO ALLE SINFONIE DEL COMPOSITORE BRITANNICO

Prosegue la riproposizione, da parte della Naxos, del ciclo delle sinfonie del britannico Havergal Brian (1876-1972), inizialmente inserito nel catalogo della Marco Polo.

Dopo la monumentale Sinfonia n. 1 “Gotica” (1919-27), entrata nel Guinnes dei Primati come la sinfonia dalle proporzioni più ampie mai concepite da mente umana, sia per la durata che per l’organico richiesto, Brian attese l’inizio degli anni ‘30 per fornire un nuovo apporto al genere.

Per la Sinfonia n. 2 in mi minore si “limitò” ad un tempo vicino ai 54 minuti e fece a meno dell’accompagnamento vocale, ma dette comunque la sua impronta, con una partitura che prevede l’impiego, fra l’altro, di 16 corni, tre gruppi di timpani, due pianoforti ed un organo.

Inoltre, seppur divisa nei canonici quattro movimenti, la composizione non solo è ulteriormente frazionata nel suo interno, ma segue, a seconda dei casi, strutture vicine agli stili dei musicisti preferiti da Brian, come Mahler, Bruckner, Wagner, Richard Strauss, Berg, Schönberg e Szymanowski.

A tal proposito va sottolineato che Brian non si rinchiuse mai in se stesso, ma fu un profondo conoscitore di tutto quanto accadeva musicalmente al di fuori della Gran Bretagna, lasciandoci importanti testimonianze nei suoi articoli pubblicati dal giornale specializzato Musical Opinion.

Come nella “Gotica”, anche nella Sinfonia n. 2 si parte da un dramma di Goethe, questa volta basato sulla vita di Götz von Berlichingen, un cavaliere e capitano di ventura vissuto in Württemberg fra il Quattrocento ed il Cinquecento.

Ogni movimento descrive un lato della storia del personaggio, nell’ordine la risolutezza, l’ amore per la famiglia, l’ impeto nella battaglia e, infine, la morte.

Questo, naturalmente, solo da un punto di vista schematico e ciò è tanto più vero ricordando come, nel 1972, più di quattro decenni dopo la sua creazione, la sinfonia fu dedicata dall’autore alla figlia minore Elfreda, morta quell’anno.

Dal che, cercare di circoscrivere in poche parole un lavoro di Brian è praticamente impossibile e sembra quasi che l’autore si diverta a saltare da un riferimento all’altro, portando nell’ascoltatore un diffuso senso di smarrimento.

Dal canto loro, gli esecutori devono confrontarsi con una partitura difficile e complessa (non a caso la “prima” di questa sinfonia risale al 1979), per cui la prova fornita, nel cd della Naxos, dall’Orchestra Sinfonica di Mosca, diretta da Tony Rowe, è di notevole spessore e riesce a valorizzare un autore del Novecento veramente singolare, se si pensa che scrisse la maggior parte delle sue 32 sinfonie a partire dal 1958, quando aveva già superato gli ottant’ anni.

Il disco è completato dalla brevissima Festival Fanfare (1967), uno degli ultimi pezzi composti da Brian e dedicato all’ammiratore statunitense David Cloud, dove gli ottoni dell’orchestra russa mostrano tutta la loro compattezza.