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Steiner: Il tesoro della Sierra Madre

UNA NUOVA COLONNA SONORA IMPREZIOSISCE LA COLLANA FILM MUSIC CLASSICS DELLA NAXOS

Fra i recenti titoli del catalogo Naxos, relativamente alla collana Film Music Classics, spicca la colonna sonora scritta da Max Steiner per Il tesoro della Sierra Madre e restituita allo splendore originale dall’arrangiatore e musicologo John Morgan.

Prima di soffermarci sul contenuto del disco, appare indispensabile fornire qualche breve cenno biografico su Steiner, uno dei più prolifici autori di musiche per film, grazie alle quali ottenne 26 nomination e 3 premi Oscar.

Maximilian (Max) Raoul Walter Steiner nacque a Vienna nel 1888 in un ambiente dove musica e spettacolo erano di casa.

Infatti il nonno produceva le operette di Johann Strauss padre e Offenbach ed il padre era impresario teatrale.

Già da piccolo Max mostrò un enorme talento per cui fu mandato a studiare all’Accademia Imperiale della Musica, dove ebbe come insegnanti Fuchs (composizione), Weingartner (direzione d’orchestra) e Mahler (pianoforte).

Nel 1906 si recò in Inghilterra e lì rimase fino al 1914, alternando l’attività di compositore con quella di direttore d’orchestra.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, in quanto cittadino di un paese nemico, fu costretto a fuggire in America, aiutato dal Duca di Westminster.

Giunto negli USA con pochissimi soldi ma con enorme voglia di emergere, nei primi tempi frequentò, come copista, la casa editrice che stampava gli spartiti di Gershwin, Herbert e Kern, finendo per collaborare con loro come orchestratore di brani.

Diresse anche numerosi musical a Broadway, mentre nel 1929 fece il suo ingresso ufficiale nel mondo del cinema, quando la RKO comprò i diritti del musical Rio Rita di Tierney e quest’ultimo pretese che Steiner, orchestratore dell’allestimento teatrale, curasse anche la versione musicale del film.

Da quel momento iniziò per l’autore austriaco una nuova straordinaria carriera che lo vide in forza alla RKO fino al 1936 e, dal 1937 al 1953, il suo periodo più fecondo, stella della Warner Bros., per la quale compose anche più di dieci colonne sonore l’anno.

Steiner morì nel 1971, dopo una lunga malattia, lasciando un’eredità costituita da più di 300 colonne sonore, relative a film che hanno fatto epoca come Casablanca e Via col vento (il cui leitmotiv è utilizzato come sigla di “Porta a Porta”).

Ritornando al cd della Naxos, esso si presta a numerose considerazioni legate sia allo stile di Steiner, sia alla complessità dell’orchestrazione.

Per quanto riguarda il primo punto, i brani dell’autore austriaco sono caratterizzati da una continua interazione e sovrapposizione tra melodie legate al repertorio “leggero” e musiche di chiara derivazione “classica”.

Il lato “leggero” fa capo sia alle operette viennesi, pane quotidiano di Steiner ragazzino, che a quelle britanniche, assimilate durante il lungo soggiorno inglese.

Ad esse vanno aggiunte le esperienze maturate in America nel campo del musical, lavorando con musicisti del calibro di Gershwin, Herbert e Kern e, nel caso in esame, va inoltre segnalata l’utilizzazione di elementi di musica ispano-americana e country.

Oltremodo interessante anche il lato “classico”, dove riscontriamo sonorità bartokiane, qualche cenno ad Hindemith e, nei momenti particolarmente solenni, richiami a compositori britannici quali Elgar, Walton, Vaughan Williams e Holst. Relativamente all’orchestrazione, essa è arricchita dalla presenza di strumenti inusuali, giustificati sia dal luogo di ambientazione, il Messico, che collegati alla vicenda intorno alla quale ruota il film.

Da una parte, quindi, fanno capolino fisarmonica, armonica, marimba, chitarra e mandolino e, dall’altra, un insieme costituito da due pianoforti, due arpe, due vibrafoni, una celesta, un glockenspiel e cimbali di varie dimensioni, utilizzati per indicare il luccichìo dell’oro.

Il risultato finale è rappresentato da una musica drammatica e trascinante, che cattura immediatamente l’ascoltatore e può essere eseguita al meglio solo da compagini solide ed affiatate.

A tal proposito la scelta di affidare l’esecuzione all’Orchestra Sinfonica di Mosca ed al suo coro, diretti da William T. Stromberg, appare vincente in quanto il complesso sovietico si rende protagonista di una memorabile interpretazione, che fissa con straordinaria efficacia i molteplici colori ed umori della partitura.

In conclusione siamo di fronte ad un disco di elevatissimo livello, che offre un piccolo assaggio della musica di un compositore considerato uno dei padri fondatori della colonna sonora moderna.