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Kapustin: Concert in Jazz

GRAZIE ALLA DAD RECORDS ED AL PIANISTA VITO REIBALDI, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA UN DISCO INTERAMENTE RIVOLTO AL NOTO COMPOSITORE UCRAINO

Se avete l’opportunità di scambiare due chiacchiere con qualcuna delle tante ragazze o signore ucraine che lavorano nel nostro paese e chiedete informazioni su Nikolai Kapustin, saranno sicuramente in grado di rispondervi in modo esauriente (non provate a fare la stessa cosa con i loro datori di lavoro italiani, altrimenti vi guarderanno come marziani).

Questo preambolo vi può fornire un’idea della fama di cui gode in patria un compositore, nato nel 1937, che solo da pochissimo ha cominciato ad essere conosciuto anche da noi, grazie a pianisti del calibro di Francesco Caramiello e Giuseppe Andaloro, che lo hanno inserito nel loro repertorio.

Ma finora, in Italia, un cd interamente dedicato a Kapustin non era mai stato pubblicato, per cui va salutata con grande favore l’iniziativa del maestro Vito Reibaldi che, con la DAD Records, ha inciso alcuni brani dell’autore ucraino, relativi ad una produzione abbastanza recente.

La raccolta comprende tre pezzi molto brevi come l’Andante, op. 58 (1990), la Toccatina, op. 36 (1983) ed il Preludio n. 23, op. 53 (1988), gli 8 Jazz Concert Piano Etudes, op. 40 (1984) e si conclude con la lunga ed articolata Sonata n. 2, op. 54 (1989).

Si tratta, nel complesso, di una piccola finestra, se paragonata all’opera omnia, ma sufficiente per comprendere il particolare stile del musicista, volto a fondere il lato classico europeo con la musica jazz, secondo la medesima concezione seguita da Gershwin, che però partiva dal lato opposto.

Ma, spiegare il successo arriso a Kapustin solo in questi termini, appare abbastanza semplicistico in quanto le sue composizioni, pur fortemente caratterizzate dalla presenza di ritmi afro-americani, presentano alla base la solida scuola pianistica russa.

Si può quindi affermare che, se Rachmaninov o, ancor meglio, Skrjabin, fossero nati negli anni ‘40 e avessero focalizzato parte dei loro interessi sulla musica proveniente da oltreoceano, è quasi certo che i loro pezzi sarebbero stati simili a quelli creati da Kapustin.

Inoltre, considerando l’attuale panorama della musica classica, dove spesso risulta difficile distinguere un compositore dall’altro, ed anche i più giovani e promettenti non hanno il coraggio di intraprendere nuove strade, l’autore ucraino ha l’ulteriore pregio di essere stilisticamente riconoscibile.

Le righe conclusive le dedichiamo, naturalmente, al maestro Vito Reibaldi, che ha saputo tradurre per noi, nel migliore dei modi, lo spirito di Kapustin, senza puntare esclusivamente sul virtuosismo, ma evidenziando anche la solida struttura che sorregge i brani eseguiti.

Non a caso Reibaldi appartiene ad una scuola, quella del maestro Vitale, colpevolmente ignorata o, ancor peggio, soggetta a gratuite calunnie, che ha portato alla ribalta una serie di grandi interpreti tuttora in attività.

Un ringraziamento, infine, alla DAD Records, una casa discografica piuttosto giovane, con una discreta distribuzione internazionale, la cui lungimiranza, nel puntare sull’abbinamento fra Reibaldi e Kapustin, ci auguriamo sia coronata dal successo che merita, in modo da stimolare, in tempi brevi, l’indispensabile proseguimento di questa lodevole iniziativa.