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Stanford: Sinfonie n. 2 e n. 5

SECONDO VOLUME DELLA NAXOS DEDICATO ALL’INTEGRALE DELLE SINFONIE DELL’AUTORE IRLANDESE

Nell’ambito dell’integrale rivolto alle sinfonie di sir Charles Villiers Stanford, la Naxos ha inciso la Sinfonia n. 2 in re minore e la Sinfonia n. 5 in re maggiore, entrambe di ispirazione letteraria.

La Sinfonia n. 2 venne denominata dall’autore “Elegiaca”, facendo precedere alla partitura i versi della lirica In Memoriam di Alfred Tennyson, ma nonostante queste premesse, la composizione non presenta assolutamente nulla di funebre.

Caratterizzata da uno stile che oscilla fra Dvořák e Mendelssohn, con apporti tipici della musicalità di Stanford, la composizione ha avuto un destino abbastanza curioso.

Infatti, scritta nel 1880, conobbe la “prima” nel 1882, nell’ambito della stagione concertistica della Cambridge University Music Society e l’anno dopo fu eseguita al Three Choirs Festival di Gloucester.

Poi più nulla, fino alla fine del secolo scorso, quando, negli anni ‘90 fu recuperata da un secolare oblio.

Per quanto riguarda la Sinfonia n. 5, è nota anche con l’appellativo “L’Allegro e il Penseroso”, due poemi di John Milton dalle opposte tematiche.

A differenza del brano precedente, l’influenza letteraria risulta molto marcata e i due componimenti, stampati anche sullo spartito originale, si dividono equamente i quattro tempi, anche se non la lunghezza complessiva, appannaggio del “Penseroso”.

Da sottolineare, inoltre, a parte i consueti riferimenti a Brahms e Mendelssohn, una solennità britannica, sfumatamente elgariana, che ha la sua apoteosi nel conclusivo Allegro molto, dove, prima del quieto finale, vi è un crescendo maestoso al quale partecipa anche l’organo.

Relativamente all’esecuzione, la Bournemouth Symphony Orchestra, diretta da David Lloyd-Jones, si dimostra una compagine di altissimo profilo, ben affiatata e con un’ottima sezione di ottoni, peculiarità che viene evidenziata soprattutto nell’interpretazione della Sinfonia n. 5.

In conclusione, anche questo secondo volume fa emergere il grande valore del compositore irlandese e conferma la bontà dell’ operazione di recupero dei suoi brani sinfonici da parte della Naxos.