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Juon: Quintetto, op. 33 e Kammersinfonie, op. 27

DALLA MGB DUE BRANI CAMERISTICI DI UN COMPOSITORE RUSSO-SVIZZERO POCO CONOSCIUTO

Nato a Mosca nel 1872 da madre russa e padre svizzero, Paul Juon entrò a diciassette anni nel conservatorio della città natale, dove fu allievo di Hrimaly (violino), Taneyev ed Arensky (composizione).

Nel 1894 si spostò a Berlino per perfezionarsi e vi tornò una seconda volta nel 1898 per rimanervi fino al 1934, nella duplice veste di docente e compositore, ottenendo in entrambi i casi grandi soddisfazioni.

Una volta in pensione, si stabilì nella cittadina svizzera di Vevey dove morì nel 1940.

Da questa brevissima biografia si possono già comprendere abbastanza bene sia le molteplici influenze ricevute dall’autore, durante gli anni della formazione, sia la difficoltà di orientamento stilistico in un periodo, quale quello a cavallo fra Ottocento e Novecento, ricco dei più disparati fermenti musicali.

Inoltre, il fatto di essere scomparso nel 1940, in pieno conflitto mondiale, giustifica in parte l’oblio al quale Juon è andato incontro, durato per buona parte del Novecento.

Il suo nome è tornato a circolare nel 1989 quando Thomas Badrutt, maestro di scuola e organizzatore di concerti, nativo di Coira (capoluogo del cantone dei Grigioni, zona d’origine del padre del compositore), ha proposto una serata rivolta alla musica cameristica di Juon nell’ambito del “Musikpodium der Stadt Zürich”.

Nel 1998, sempre Badrutt ha dato alle stampe un libro dedicato alla figura ed alle opere dell’autore russo-svizzero, fondando anche la “Società Internazionale Juon”.

Da quel momento le composizioni di Juon sono state oggetto di alcune pregevoli registrazioni fra le quali una molto recente della MGB in collaborazione con Musiques Suisses (distribuita in Italia dalla Milano Dischi), che comprende il Quintetto, op. 33 per pianoforte, violino, due viole e violoncello e la Kammersinfonie, op. 27 per archi, oboe, clarinetto, corno, fagotto e pianoforte.

Il primo brano risale al 1906 ed è già particolare nella formazione, in quanto vi sono due viole al posto dei canonici due violini, ma le sorprese non finiscono qui poiché il tema del movimento iniziale mostra una forte assonanza con il leitmotiv della colonna sonora creata da John Williams per E.T. .

Ancora da sottolineare il quarto ed ultimo movimento, che attinge a un motivo della tradizione russa, trascritto per pianoforte a quattro mani da Ciaikovskij e pubblicato nella raccolta “Cinquanta canzoni popolari russe” (1896).

L’altro brano del disco, la Kammersinfonie (1905), è influenzato, ancor più del pezzo precedente, da elementi folcloristici, con numerosi riferimenti a Ciaikovskij, ma talora vi sono anche accenni a Brahms.

Il lavoro presenta, nel complesso, una estrema raffinatezza e delle sonorità di grande effetto, grazie ad una partitura dove gli strumenti sono ben amalgamati fra loro.

Entrambe le composizioni, solidamente strutturate, affondano le radici principalmente nelle tradizioni russe, senza però disdegnare i nuovi fermenti che, agli albori del Novecento, iniziavano a farsi strada in campo musicale, per cui il risultato finale rende molto difficile definire univocamente lo stile di Juon e circoscrivere l’autore in un ambito ben preciso.

Dal punto di vista interpretativo, l’incisione è affidata ad un gruppo di musicisti bravissimi e molto affiatati fra loro, tutti membri della Tonhalle-Orchesters Zürich che, oltre alla normale attività in ambito orchestrale, danno spesso vita a ridotte formazioni cameristiche.

Il gruppo è costituito da Julia Becker (violino), Antonia Siegers (viola), Christian Proske (violoncello) e Yoshiko Iwai (pianoforte), che eseguono entrambi i brani, ai quali si aggiungono Gilad Karni (viola) nel Quintetto e Ute Grewel (contrabbasso), Isaac Duarte (oboe), Michael Reid (clarinetto), Mischa Greull (corno) e Matthias Rácz (fagotto), nella Kammersinfonie.

Ricordiamo, ancora, l’ottimo libretto di accompagnamento che, oltre a fornire una biografia essenziale dell’autore, sottolineando il particolare contesto storico nel quale si mosse, descrive in maniera esauriente i due brani e termina con brevi ma significative notizie su tutti gli interpreti.

In definitiva un cd di grande interesse, che apre una piccola finestra su un compositore meritevole di ulteriori approfondimenti.

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