"I Concerti dell'Università"

IL PIANISMO RAFFINATO E COLLOQUIALE DI JOE CHINDAMO

Una programmazione abbastanza curiosa ha fatto sì che, in tre giorni consecutivi, fossero ospiti a Napoli altrettanti pianisti jazz di elevatissimo valore, Uri Caine con il suo trio, Joe Chindamo ed Enrico Pieranunzi.

Fra questi tre, forse il meno conosciuto è Joe Chindamo, rivelatosi in Italia nell’ambito di Umbria Jazz Winters 2005, australiano di nascita, ma di origine calabrese, che ha ancora numerosi legami con l’Italia e, in particolare con Napoli, in quanto torna frequentemente nella città partenopea per perfezionare la sua già eccelsa tecnica pianistica.

L’artista è stato ospite del recente appuntamento de “I Concerti dell’Università”, stagione curata dal maestro Michele Campanella.

Quest’ultimo ha conosciuto Chindamo durante una recente tournée a Melbourne ed ha voluto personalmente presentare il jazzista al numeroso pubblico accorso nella chiesa dei SS. Marcellino e Festo, tenendo a sottolineare la sua eccezionale bravura, unita ad una grande modestia.

Un concerto, quindi, un po’ al di fuori del consueto, a cominciare dal programma, deciso quasi sul momento, con brani annunciati volta per volta, sulla base del vastissimo repertorio del quale Chindamo è padrone, essendosi finora confrontato con i classici del jazz, con motivi legati a note colonne sonore e con brani da lui composti.

Il recital è stato quindi caratterizzato da un percorso, partito dal Gershwin di It ain’t necessarily so, fino ad arrivare a Breakfast at Tiffany’s (Colazione da Tiffany) di Mancini, passando per altri autori quali Bacharach, Rogers, Simon.

Particolarmente interessanti anche la versione jazz del pucciniano E lucevan le stelle (da Tosca) e Something Will Come To Light, grazie al quale è stato possibile apprezzare Chindamo anche come compositore.

Descritto brevemente il programma, passiamo a qualche breve considerazione sull’interprete, per dire innanzitutto che siamo di fronte ad un pianista molto raffinato, dotato di un tocco leggero e di una musicalità colloquiale.

Inoltre ogni brano, anche il più noto, grazie all’utilizzazione di tutte le tecniche proprie del jazz, abbinate ad una sensibilità fuori dal comune, acquista un aspetto completamente nuovo, risultando una fonte inesauribile di emozioni.

In altre parole, per poter comprendere pienamente il valore di Chindamo, bisogna ascoltarlo dal vivo, per cui ci auguriamo che possa quanto prima tornare a Napoli e offrire un ulteriore saggio della sua abilità esecutiva.

Dopo questa splendida incursione jazzistica, la rassegna “I Concerti dell’Università” ritorna al genere classico, con un altro interprete d’eccezione, il pianista Sandro De Palma, che martedì 4 marzo proporrà una serata interamente rivolta a Debussy.

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