
E’ dai lontani anni ‘80 che la “Banda Osiris”, formata da Gianluigi Carlone (sax soprano, flauto, voce), Roberto Carlone (basso, trombone, tastiere), Giancarlo Macrì (percussioni, basso tuba) e Sandro Berti (mandolino, chitarra, trombone), delizia le platee teatrali e televisive italiane.
E, anche in “Superbanda”, spettacolo tenutosi nell’Auditorium di Monte S. Angelo, ultimo appuntamento della rassegna “I Concerti dell’Università”, il gruppo non ha deluso le aspettative dei presenti (per la verità un po’ meno di quanto ci si attendeva, viste le recenti performance del gruppo nell’ambito della trasmissione “Parla con me”).
Descrivere un’esibizione della Banda Osiris è praticamente impossibile, in quanto abbraccia e miscela i generi più disparati, dal teatro al cabaret, dall’avanspettacolo al mondo dei clown, dalla musica classica a quella leggera, senza tralasciare giochi di parole e una notevole dose di surrealismo.
Il pretesto iniziale, da cui si dipanava tutta la serata, era la musica “colta”, con i suoi evergreen ed i suoi protagonisti, partendo dal tentativo di eseguire una versione della Primavera di Vivaldi per sax soprano, due tromboni e basso tuba.
Fra una gag ed un pezzo musicale, il tempo trascorreva gradevolissimo, grazie al ritmo incalzante di un’esibizione senza un attimo di respiro, con i quattro che non si risparmiavano, seguendo ognuno il proprio ruolo.
Così, ad esempio, Gianluigi Carlone impersonava il cantante-conduttore, mentre Giancarlo Macrì risultava la vittima designata, il capro espiatorio che le prende da tutti gli altri (qualcuno ricorderà un altro gruppo di fantasisti del passato, i Brutos, dove c’era quello che veniva puntualmente schiaffeggiato qualsiasi cosa accadesse).
Ben presto ci si accorgeva che i protagonisti erano più di quattro, perchè anche gli strumenti partecipavano attivamente, trasformandosi, di volta in volta, in corna, cavalli ecc., fino ad arrivare alla scena clou, il pezzo tratto da “Il lago dei cigni”.
In questo caso il corpo della ballerina era costituito dal basso tuba, coperto da un tutù, mentre i tromboni, il clarinetto ed il flauto fungevano da arti superiori ed inferiori che, mossi dagli artisti, davano luogo ad un effetto al tempo stesso evocativo ed esilarante.
In definitiva una serata di alto livello, che ha chiuso nel migliore dei modi “I Concerti dell’Università”, rassegna curata dal maestro Michele Campanella, mettendo in evidenza un gruppo che diverte divertendosi e, sotto una veste apparentemente frivola e scanzonata, dimostra grande professionalità ed un eccezionale senso dello spettacolo.

Marco del Vaglio








