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Comunicato stampa Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino

VENERDÌ 16 MAGGIO “LE SONATE PER FLAUTO E CLAVICEMBALO DI J. S. BACH” ALLA CHIESA NAPOLETANA DI S. ANNA DEI LOMBARDI NELL’AMBITO DE “LE NOTE DEL MAGGIO”

Venerdì 16 maggio, alle ore 19.00, nella Chiesa di S. Anna dei Lombardi a Monteoliveto, proseguono gli appuntamenti musicali proposti dal Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino nell’ambito della Rassegna “Le Note del Maggio”.

Protagonisti di questo concerto serale saranno Roberto Maggio al flauto e Debora Capitanio al clavicembalo, interpreti esperti e raffinati di un interessante itinerario tematico, tutto incentrato su alcune Sonate di J. S. Bach (Sonata in Mib magg. BWV 1031; Sonata in Si min. BWV 1030; Sonata in Sol min. BWV 1020).

Considerate, per la bellezza e la maturità d’espressione, opere di grande rilievo, nella pur rigogliosa letteratura flautistica settecentesca, tali sonate raggiungono livelli d’eccellenza anche per le dinamiche, per le perizie virtuosistiche affidate al flauto, per l’inusitata e sperimentale dialettica che talvolta stabilisce un prezioso gioco di alternanze fra i due ruoli strumentali.

Un repertorio, dunque, di squisita fattura che ripropone l’aurea fase di affermazione, adempiuta proprio nella cura dell’impegno tecnicistico, del moderno flauto traversiere.

Ingresso libero

Per Informazioni:

Pubbliche Relazioni

Marta Columbro

tel: 081 544 08 66

cell.: 347 546 18 58

Roberto Maggio, Flauto

Si è formato alla scuola di Francesco Urciuolo presso il Conservatorio di Musica di Avellino, perfezionandosi ai seminari di Robert Dick, Rien de Reede e Geoffrey Gilbert, per la tecnica flautistica, e a quelli di Brian Ferneyhough e Isang Yun per l’analisi del repertorio flautistico contemporaneo.

In qualità di assistente di Roberto Fabbriciani ha collaborato nei corsi di perfezionamento flautistico tenuti in Italia e all’estero. Ha studiato Composizione con Aladino Di Martino ed è stato assistente di Pavel Blatny al laboratorio di composizione dell’AbellaFestival, negli anni 1989 e 1990,in collaborazione con la New York University. Nella sua intensa attività professionale, intrapresa da giovanissimo, ha collaborato in spettacoli dimusica e danza con Carla Fracci e in spettacoli di musica e teatro con Nando Gazzolo, Virginio Gazzolo, Arnoldo Foà e Ugo Gregoretti.

Ha intrapreso lo studio filologico della musica antica con l’utilizzo del flauto “traversiere”. Tra i fondatori dell’ensemble barocca “Armonico Tributo”,con essa ha partecipato a corsi internazionali di perfezionamento di Solopaca (BN) tenuti dal M° Enrico Gatti. Fondatore del trio “I Nuovi Cameristi”, ha curato il repertorio cameristico contemporaneo effettuando numerose esecuzioni in prima assoluta di autori italiani e stranieri per le più importanti associazioni musicali. Con il “Classic Jazz Ensemble” si è dedicato anche all’esecuzione del repertorio jazzistico originale per flauto collaborando anche con il sassofonista Federico Mondelci. Sue sono le pubblicazioni “La musica greco romana” e “Orgelflöte”, quest’ultima inserita nel catalogo della MUSIKHAUS KERSCHBAUM di Vienna.

Vincitore del concorso nazionale, è docente titolare di cattedra per la scuola di Flauto nel Conservatorio di Musica di Avellino. Periodicamente tiene corsi di perfezionamento presso l’Operetta Center di Pusan (Corea del Sud). Nel 2007 ha tenuto conferenze, masters e concerti negli Stati Uniti d’America presso la University of Missouri-Columbia e la Truman State University.

Debora Capitanio, Clavicembalo

Si è diplomata con il massimo dei voti e la lode in pianoforte, perfezionandosi con Paola Volpe e Nelson Delle Vigne in Italia e all’estero. Ha conseguito gli studi di Didattica della Musica e poi di Clavicembalo con Andreina Di Girolamo. Ha seguito corsi estivi di interpretazione di “Flaine Musique”in Francia, le master class di Bruno Canino, e i corsi di musica barocca con Bruno Re e Enrico Gatti. Ha collaborato con gruppi di musica barocca come “Theatrum Intrumemorum”, “DilettoMusicale” e “I Virtuosi”, curando il repertorio cameristico barocco e superando concorsi di musica antica.

Ha suonato con l’orchestra “Ars Nova”, con l’ensemble “Armonico Tributo” e con l’orchestra da camera “Isbes”. Con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Tirana si è esibita come solista nella esecuzione dei concerti di Bach. Ha partecipato a tournée concertistiche a New York, Toronto e in Messico. Ha colaborato col flautista Mario Ancillotti e il sopranista Manzotti. Si è esibita in diverse rassegne come “Città Spettacolo”di Benevento, “Festival del Cilento”, “Incontri col Barocco” di Napoli, “Pomeriggi alla Reggia” di Caserta, “Grande festival Musicale del Miglio D’Oro” di Portici, “Stagione Lirico Sinfonica di Benevento”, “Bach e dintorni” per l’Associazione Scarlatti di Napoli, ecc. Ha collaborato alla produzione discografica dell’opera “Ajone Duca di Benevento” per il centro studi Musicasocietà. Ha partecipato alla prima de “il compositore”, opera di musica-teatro, in omaggio alla romanza napoletana, rappresentata alla Città Spettacolo di Benevento.

Note al concerto

Il concerto propone tre brani strumentali di J.S.Bach, che vengono catalogati appartenenti al periodo trascorso presso la corte calvinista di Kothen (1717- 1723). Bach in quella sede creò soprattutto nel campo strumentale; si ebbero così opere per violino,flauto,violoncello solo e diversi altri strumenti. Quelle che andiamo ad ascoltare sono le Sonate per flauto traverso e clavicembalo concertante e sono per bellezza e compiutezza d’espressione senza rivali nella copiosissima letteratura flautistica del Settecento.

J.S.Bach apprestò il complesso di opere per flauto a noi pervenute, allo strumento traverso, il Querflote (per la prima volta utilizzato a Kothen) e non per la meno aristocratica versione dal taglio diritto, detto flauto dolce o a becco, il Blockflote, prediletto dai maestri tedeschi (Zachow, Kaiser, Hesse, Telemann, Mattheson, Heinichen) che in quel tempo fornirono il primo repertorio allo strumento. Lo strumento originale era costituito da un corpo conico di legno formato da alcuni segmenti innestati gli uni negli altri; successivamente verrà costruito in metallo e fu sfruttato come solista da Vivaldi e da Bach. Probabilmente Bach compose per Johann Heinrich Freytag, noto flautista figlio del fedele “ lacché - musico privilegiato” Johann e fratello dell’altrettanto noto violinista Emanuel Heinrich Gottlieb.

Le quattro sonate bachiane per flauto e cembalo obbligato, BWV 1020, 1030, 1031, 1032, presentano un enigma: sono di dubbia autenticità, difatti l’attribuzione in alcune fonti della 1020 è ascritta al figlio Carl Philipp Emanuel, mentre la 1031 e 1032 non sono state ancora accreditate, anche perché molte delle composizioni cameristiche ed un gran numero di concerti composti a Kothen sono andati perduti o ci sono pervenuti soltanto nelle rielaborazioni degli anni successivi.

La prima Sonata in programma è in mi bemolle maggiore BWV 1031 e riflette il gusto per il concerto tripartito con figure che si allontanano dallo stile barocco per avvicinarsi a quello rococò. La parte del flauto presenta difficoltà certamente non comuni e la concezione virtuosistica sembra costituire il perno dell’intera sonata ed è uno degli esempi più affascinanti del Settecento. La seconda è la Sonata in si minore BWV 1030; è tra quelle riconosciute autentiche e ci è pervenuta autografa. Viene considerata il capolavoro del repertorio flautistico bachiano.

Il primo brano, straordinariamente ampio, è un Andante con un ricco repertorio di imitazioni canoniche; segue un Largo e dolce bipartito, prettamente solistico e con ampi spazi melodici per il flauto; un Presto prelude ad un finale risolto su effetti trascinanti di dodici sedicesimi da giga, costruito sul dialogo serrato dei due strumenti che giungono alla virtuosistica fine. La terza sonata in Sol minore BWV 1020, che sulla base di un manoscritto risulterebbe essere stata scritta per violino, ma che rivela senza dubbi l’impronta flautistica, è indicata talvolta come opera giovanile del Bach o del figlio, come già detto. Prevede in chiave tripartita, come il concerto di stile italiano, un Allegro, quindi un Adagio ed un Allegro, pregevole ed ampio finale di 250 battute in cui il cembalo tenta di sorpassare il flauto.