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II Festival di Musica da Camera: ottavo appuntamento

IL CIRCOLO ARTISTICO ENSEMBLE E SANDRO CAPPELLETTO CELEBRANO IL CENTENARIO DI MESSIAEN TRAMITE LE SUGGESTIONI DEL “QUATUOR POUR LA FIN DU TEMPS”

Quando si ascolta il “Quatuor pour la fin du Temps” del francese Olivier Messiaen (1908-1992), non si può fare a meno di pensare al contesto in cui è nato ed è stato inizialmente eseguito, ovvero il campo di concentramento di Görlitz in Slesia.

Lì l’autore era internato, nel 1940, insieme ad altri 30.000 soldati, in prevalenza connazionali catturati dalle truppe tedesche.

Tra i suoi compagni di prigionia c’erano il violinista Jean le Boulaire, il clarinettista Henry Akoka e il violoncellista Étienne Pasquier.

La loro presenza, insieme a quella di un noto compositore non passò inosservata, al punto che i responsabili del lager chiesero a Messiaen di scrivere un trio.

Il caso volle, poi, che l’autore, mentre lavorava alla ristrutturazione di una baracca, destinata a diventare un teatro per i prigionieri, trovasse un pianoforte, ancora in parte funzionante, per cui il trio divenne un quartetto, al quale prese parte anche il musicista, avente come filo conduttore alcuni passi dell’Apocalisse di S. Giovanni.

La prima esecuzione si tenne il 25 gennaio 1941 nello Stalag VIII A, davanti a numerosi ufficiali tedeschi e a circa 400 infreddoliti prigionieri di tutte le classi sociali, con Messiaen al pianoforte.

L’evento rappresentò fonte di grande conforto e riscatto morale per i reclusi e lo stesso compositore scrisse in seguito un commosso resoconto al proposito.

Partendo dalla composizione e dalle vicende ad essa legata, il Circolo Artistico Ensemble ed il noto musicologo Sandro Cappelletto, hanno dato vita ad un originale allestimento del capolavoro di Messiaen, nell’ambito del penultimo concerto del II Festival di Musica da Camera, rassegna promossa dall’Assessore ai Beni Culturali della Provincia di Napoli, Antonella Basilico, e organizzato dal Centro Italiano di Musica da Camera con l’Associazione Mario Pilati.

Nel raccolto ambiente della Sala Pergolesi di Palazzo Carafa di Maddaloni, sede principale della manifestazione, il gruppo musicale, formato da Dario Candela (pianoforte), Luca Iovine (clarinetto), Giuseppe Carotenuto (violino) e Manuela Albano (violoncello) ha mirabilmente interpretato gli otto movimenti del brano, che si sono alternati ai testi curati e letti da Cappelletto, che ben si integravano nel contesto, narranti le vicissitudini che precedettero l’esecuzione del brano e alcune delle descrizioni relative alle diverse parti dell’opera, redatte dallo stesso Messiaen.

Nel complesso, la serata ha fornito in pieno lo spirito della composizione, caratterizzata da uno stile moderno, il cui linguaggio non è sempre facile da recepire, ma che rende molto bene le suggestioni legate alla fine del tempo, non solo come emergono dal libro dell’Apocalisse di S. Giovanni, ma anche nel senso ulteriormente fornito dall’autore, che fa riferimento alla fine delle “variazioni e divisioni, sottese al ritmo, che nell’eternità non avranno più senso”.

Si può quindi affermare, in conclusione, che questo particolare allestimento ha offerto numerosi spunti di riflessione e, nel contempo, ha contribuito a celebrare degnamente il centenario della nascita di uno dei più grandi musicisti francesi del Novecento.

Il prossimo ed ultimo appuntamento del II Festival di Musica da Camera è previsto per giovedì 3 luglio, al Teatro Mercadante, con una serata in onore di Aldo Ciccolini, durante la quale il prestigioso pianista riceverà il Premio Pilati alla carriera.