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Cherubini: Integrale dei quartetti per archi

IN UN DOPPIO CD DELLA STRADIVARIUS IL QUARTETTO SAVINIO ESALTA I CAPOLAVORI CAMERISTICI DI UN AUTORE ANCORA POCO CONSIDERATO

Luigi Cherubini nacque a Firenze nel 1760 e fu l’unico, fra dodici figli, a seguire le orme del padre Bartolomeo, cembalista al Teatro della Pergola.

Bambino prodigio, iniziò a studiare a sei anni ed ebbe diversi maestri, fino ad approdare a Bologna, dove divenne alunno di Giuseppe Sarti, che lo indirizzò verso la musica sacra e quella operistica.

Non è un caso, quindi, se la produzione iniziale di Cherubini si orientò verso questi due generi e, grazie ad essi, cominciò a guadagnare una certa notorietà, il che lo spinse ad allargare i propri confini, abbandonando la scena italiana.

Si spostò, quindi, nel 1784 in Inghilterra, rimanendovi un paio d’anni, per poi recarsi a Parigi, dalla quale si allontanò nel 1805, in seguito a forti contrasti con Napoleone (più propenso a sostenere i compositori napoletani), per recarsi a Vienna.

Nella città austriaca conobbe Haydn e Beethoven (che ebbe per lui una sorta di venerazione), ma la sua attività subì un lungo periodo di stasi, per problemi di natura psichica, durante il quale approfondì alcune sue vecchie passioni come la botanica e la pittura.

Dopo la caduta di Napoleone, Cherubini tornò a Parigi, venne coperto di onori e, dal 1822 al 1842, anno della sua morte, diresse il locale conservatorio.

Attualmente il suo nome risulta associato all’opera Medea (1797) ed al Requiem in do minore (1816), commissionatogli dal re Luigi XVIII, in memoria del fratello giustiziato durante la Rivoluzione Francese.

Un po’ poco, a fronte di una produzione che comprende, fra le altre, una trentina di opere e altrettante composizioni religiose.

Come principale motivo per spiegare questa scarsa popolarità, rispetto a quella enorme ottenuta in vita, comprensiva di un grandissimo rispetto da parte di molti colleghi, viene tirato in ballo il suo pessimo carattere.

In realtà, molta della musica di Cherubini oscilla fra il classicismo di Haydn e Mozart e le nuove istanze, che sarebbero state sviluppate successivamente da Brahms e Wagner, per cui questa transizione si risolse con brani di ottima fattura, caratterizzati però da tessiture molto complesse, che finivano per imporre notevoli sforzi agli esecutori, quasi sempre non ripagati da un immediato gradimento del pubblico.

Una peculiarità che emerge anche dalla musica da camera, dove spiccano sei quartetti, recentemente proposti in un doppio cd della Stradivarius (distribuzione Milano Dischi).

Scritti fra il 1814 ed il 1837, essi denotano un approdo piuttosto tardivo al genere e, per i motivi esposti in precedenza, hanno finora conosciuto poca fortuna.

La loro interpretazione è stata affidata al Quartetto Savinio, formatosi nel 2000 e composto dai violinisti Alberto Maria Ruta e Rossella Bertucci, dal violista Francesco Solombrino e dal violoncellista Lorenzo Ceriani, che ha scelto di seguire la strada esecutiva più difficile.

Infatti il gruppo, basandosi su un’attenta lettura delle diverse partiture, si è accollato il non facile compito di dare il più possibile voce a Cherubini, facendo piazza pulita delle incisioni presenti sul mercato che, mirando ad evidenziare esclusivamente il lato romantico dei brani, hanno finito per ignorarne quello innovativo.

Un tale approccio si è dimostrato quanto mai indovinato perchè questi sei quartetti sono stati restituiti all’originale bellezza, con un impegno non indifferente, sia da parte degli esecutori, sia da parte dell’ascoltatore che, per poterli apprezzare in tutto il loro splendore, è chiamato ad un assorbimento graduale.

In definitiva, il doppio cd della Stradivarius rappresenta un sicuro punto di riferimento per coloro che si vorranno confrontare con l’integrale dei quartetti di Cherubini e speriamo che tale registrazione possa servire anche a rivalutare un compositore troppo poco apprezzato rispetto al suo effettivo valore.

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