
Quando, nel 1864, fu dato alle stampe il poema Enoch Arden di Alfred Tennyson, solo nel primo giorno di uscita ne furono vendute 17.000 copie.
Questo per far comprendere la fama dell’autore, noto per la sua abilità nel descrivere ed inquadrare vicende e situazioni, che il lettore percepiva come se stessero accadendo in quel momento davanti a lui.
La storia di Enoch Arden si svolge in un piccolo paese di pescatori, situato nel Sud dell’Inghilterra dove, fin da bambino, il protagonista, orfano di marinaio, condivide giochi e passioni con il figlio del mugnaio Philip e con Annie, la ragazzina più bella del villaggio.
Crescendo, entrambi si innamorano di lei, ma sarà Enoch a sposarla ed avranno tre figli, l’ultimo dei quali nascerà malaticcio.
Per migliorare la sua posizione e dare solidità alla famiglia, Enoch decide di intraprendere un viaggio per mare, non prima di aver aperto un negozio, dove la moglie potrà portare avanti un’attività che la possa sostenere durante l’assenza del marito.
Ma, poco dopo la partenza di Enoch, gli eventi precipitano poiché Annie, che non ha il senso degli affari, cade ben presto in miseria e perde anche il figlio minore.
Nella vicenda si affaccia nuovamente Philip, che è ricco, scapolo e ancora innamorato di Annie e le viene incontro sia economicamente, pagando gli studi dei figli di Enoch, che sentimentalmente, chiedendogli insistentemente di sposarlo.
Sono passati molti anni dalla partenza di Enoch e Annie pensa ormai che il marito sia morto per cui, alla fine, decide di risposarsi con Philip, che le dà anche un altro figlio.
Ma Enoch è ancora vivo e dimora, solo, su un’isola deserta, unico superstite del naufragio della nave sulla quale si era imbarcato.
Quando ha ormai perso ogni speranza di ritornare, l’equipaggio di un veliero che aveva sbagliato la rotta passa di lì e lo recupera.
Dopo un lungo viaggio approda finalmente nel villaggio natale e, con il cuore gonfio di tristi presentimenti, prende alloggio nella locanda, senza farsi riconoscere da nessuno.
Ben presto prenderà atto della nuova situazione e, non volendo turbare l’armonia della nuova famiglia, non rivelerà la sua identità né ai figli, né alla moglie ma, non reggendo il peso di quella situazione, di lì a poco morirà, colpito da infarto.
La storia, che molti hanno paragonato a quella di Ulisse (ma con un finale diverso e decisamente sfavorevole per il protagonista), attirò l’attenzione di Richard Strauss che, dopo aver letto il poema nella traduzione curata da A. Strodtmann, volle trasformarlo in un melologo per pianoforte, catalogato come op. 38.
Alla trionfale “prima” del lavoro, che ebbe luogo alla Mathildensaal di Monaco il 24 marzo del 1897, presero parte lo stesso Strauss al pianoforte e l’attore, amico, nonché dedicatario del brano, Ernst von Possart, nelle vesti del narratore.
Una notorietà che, a più di un secolo di distanza, perdura ancora, e che ha suggerito all’Associazione Scarlatti di proporre il brano straussiano a chiusura di “Voci nel Chiostro”, rassegna tenutasi nella splendida chiesa dei Santi Marcellino e Festo.
Per l’occasione, alla partitura di Richard Strauss è stato aggiunto un violoncello, grazie all’efficace elaborazione curata dal maestro Gaetano Panariello e, per il testo, si è preso come riferimento la traduzione e l’adattamento in italiano di Bruno Cagli, mentre l’interpretazione era affidata al pianista Natale Palena, alla violoncellista Susanna Canessa ed all’attrice Annie Pempinello (queste ultime due ritratte nella foto di Giorgio Cossu).
I tre artisti hanno dato vita ad un allestimento di grande intensità, dove la parte recitativa prevaleva su quella musicale, con la Pempinello che ha fornito una prova emotivamente coinvolgente, ottimamente supportata da una colonna sonora ante-litteram, con il pianoforte che lasciava spesso al violoncello il compito di sottolineare gli eventi funesti legati al protagonista.
In definitiva una serata che ha chiuso nel migliore dei modi la rassegna “Voci nel Chiostro”, ultimo appuntamento ufficiale della Associazione Scarlatti.
Ma, nonostante la pausa estiva, già si pensa alla prossima stagione, che coincidendo con il novantesimo anno di attività dell’ente, si prevede particolarmente densa e ricca di significati.

Marco del Vaglio









Anteprima del commento