Questo sito contribuisce alla audience di

L'Amalfi Coast Music & Arts Festival a S. Maria la Nova

LA PRIMA ITALIANA DELLA STRUGGENTE "HOLOCAUST CANTATA" DI DONALD MCCULLOUGH NEL RICORDO DI GIOVANNI PALATUCCI

Nel Complesso Monumentale di S. Maria la Nova si è tenuta, alla presenza del Console Generale americano a Napoli J. Patrick Truhn, la prima esecuzione italiana dell’Holocaust Cantata di Donald McCullough, nell’ambito di un appuntamento organizzato congiuntamente dall’Associazione Politeia e dall’ Amalfi Coast Music & Arts Festival, con la collaborazione dell’Associazione “Oltre il Chiostro”.

L’occasione è stata propizia anche per ricordare la figura di Giovanni Palatucci, nativo di Montella (AV) che, questore a Fiume, salvò migliaia di Ebrei durante la seconda guerra mondiale, prima di essere arrestato da Kappler e inviato al campo di concentramento di Dachau, dove morì nel febbraio del 1945.

Per queste sue meritorie attività è stato nominato Giusto dalle Nazioni dal museo ebraico Yad Vashem, ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Merito Civile dallo Stato Italiano ed è stato proclamato Servo di Dio da Giovanni Paolo II.

Ritornando al brano di Mc Cullough, il compositore americano ha utilizzato come fonte di ispirazione i documenti conservati nell’ United States Holocaust Memorial Museum di Washington D.C., comprensivi di spartiti e lettere scritti da internati nei campi di concentramento.

Il lavoro si basa su un’alternanza fra pezzi corali e testi letti da due narratori, che descrivono in modo molto circostanziato angherie, soprusi e violenze gratuite perpetuate ai danni dei prigionieri, nel caso in questione prevalentemente ebrei polacchi.

Da una parte, quindi, abbiano una musica, talora contraddistinta da uno stile moderno ma moderato, altre volte legata a melodie e ritmi popolari, che crea un’atmosfera di triste suggestione; dall’altra la lettura delle testimonianze contribuisce a fornire un quadro agghiacciante della situazione ed il tutto concorre ad un tragico affresco di forte presa emotiva.

La serata è proseguita con l’esecuzione di Silent Woods (1891), arrangiamento di Dvořák per violoncello e pianoforte del suo omonimo pezzo per pianoforte a quattro mani scritto nel 1883.

Questo breve intermezzo ha dato un attimo di respiro al gruppo corale, configurandosi anche come una sorta di passaggio evocativo fra il dramma degli Ebrei e le vicende altrettanto tragiche degli schiavi negri, che si rispecchiavano nella parte finale rivolta ad una serie di spirituals.

Per quanto riguarda i diversi interpreti, il Michael O’Neal Singer Chorus, diretto da Michael O’Neal, ha mostrato di essere un gruppo vocale molto affiatato e versatile, passando con estrema bravura da un brano, come la Cantata, vicina alla musicalità del Novecento, ai raffinati arrangiamenti dei motivi legati alla tradizione statunitense.

Bravi anche i tre cantanti Debbie Rostad (soprano), Adria Poston (mezzosoprano) e John LaForge (basso-baritono), quest’ultimo risultava pure impegnato, con la sua voce possente, nello spiritual Great Day.

Di elevato spessore anche le prove del pianista Tom Alderman e di Daniel Laufer, primo violoncello dell’Atlanta Symphony Orchestra e prestigioso figlio d’arte (il padre Wolfgang è, dal 1979, il violoncellista del Fine Arts Quartet), ai quali spettavano compiti differenti durante l’intera serata.

Infine un cenno va ai due narratori, Ottavio Costa e Anita Pagano che, con la loro espressività, hanno dato il loro significativo apporto alla buona riuscita dell’Holocaust Cantata.

L’unica nota dolente, ma non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima che ciò accade, è venuta dal pubblico, apparso fortemente impreparato ed insensibile, che ha tardato molto a comprendere lo spirito della Cantata per cui, oltre alla consueta irrequietezza, vi sono stati troppi applausi completamente a vanvera.

Ci chiediamo, ad esempio, come si possa battere le mani dopo aver ascoltato il racconto che descriveva l’impiccagione, al solo scopo dimostrativo, di dodici poveri internati polacchi.

Fortunatamente, almeno in questa occasione, l’applauso è stato stroncato sul nascere dalla parte sana della platea, ma a volte non riusciamo a comprendere cosa passi per la testa delle persone che vanno ad assistere ad un concerto di musica classica

Ciliegina sulla torta, dopo la fine della cantata, diversi spettatori hanno abbandonato la sala, convinti che la manifestazione si fosse conclusa.

Qualcuno è poi tornato sui propri passi e qualche altro si è fermato vicino all’uscita, creando una notevole confusione, quando ci si è resi conto che il pianista ed il violoncellista avevano ripreso a suonare.

Ne deduciamo che molti non abbiano nemmeno fatto lo sforzo di leggere il programma distribuito dall’organizzazione, e fra questi vi erano anche facce note che si spacciano per intenditori.

Chiudiamo con un plauso alle diverse organizzazioni che hanno partecipato all’allestimento dell’Holocaust Cantata, ringraziandole, in modo particolare, per la scelta di Napoli quale sede della prima esecuzione di un lavoro di grande interesse e per aver eseguito il brano in una data diversa da quella della Giornata della Memoria, iniziativa, quest’ultima, sicuramente encomiabile in sé, ma che rischia di circoscrivere solo in un periodo brevissimo e determinato l’interesse verso l’immane tragedia dell’Olocausto.