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Benedetti Michelangeli interpreta Mozart e Rachmaninov

DALLA CASA DISCOGRAFICA ARTARIA REGISTRAZIONI INEDITE DEL GRANDE PIANISTA

Nato a Brescia nel 1920, Arturo Benedetti Michelangeli a tre anni cominciò a suonare il pianoforte, guidato dal padre, mentre a sette tenne il suo primo concerto in occasione del saggio scolastico finale dell’Istituto Musicale “Venturi” della sua città natale, dove aveva studiato con Paolo Chimeri.

A soli 14 anni completò gli studi pianistici, diplomandosi al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e, fra il 1936 ed il 1938, partecipò a diversi concorsi, fino ad arrivare alla magica serata dell’8 luglio 1939, quando a Ginevra stravinse il Concours International d’Exécution.

Quella sera uno dei membri della giuria, il pianista svizzero Cortot, lo consacrò alla ribalta mondiale, definendolo “Il nuovo Liszt”.

Fu l’inizio di una carriera prestigiosa come solista, che si abbinò ad una apprezzata attività di docenza, in quanto la vittoria ginevrina fece sì che Michelangeli fosse chiamato, “per chiara fama”, ad insegnare al Conservatorio di Bologna.

Artista dal carattere non facile, preparava ogni concerto in modo rigoroso e quasi maniacale ed era capace di annullare all’ultimo momento una serata, se riteneva di non essere in grado di dare il massimo, oppure di interrompere un recital in presenza di spettatori troppo irrequieti.

Per tale motivo ogni appuntamento con lui rappresentava un evento da non perdere, anche perché, in generale, non amava molto suonare in pubblico, né incidere.

Nonostante ciò, fra registrazioni ufficiali e meno, le testimonianze musicali che lo riguardano sono abbastanza numerose così come testimoniato dal Centro di documentazione a lui intitolato, fondato nel 1999 da Stefano Biosa e Marco Bizzarini con il proposito di raccogliere il maggior numero di documenti cartacei e sonori relativi alla vita, ai concerti ed alle registrazioni di Benedetti Michelangeli, in modo da fornire un quadro quanto più esauriente e completo possibile dell’attività del grande maestro.

In questa ottica si inquadra anche il recente cd della Altara, che riporta alla luce registrazioni finora inedite, conservate da Maria Caracciolo, vedova di Franco Caracciolo (direttore morto nel 1999 che collaborò lungamente e proficuamente con Benedetti Michelangeli), relative a due concerti che il pianista tenne rispettivamente a Roma nel 1956 ed a Napoli nel 1957.

Nel primo l’artista esegue, con l’Orchestra Filarmonica della Rai di Roma, il Concerto n. 4 in sol minore, op. 40 di Rachmaninov, autore da lui poco frequentato.

Si tratta, quindi, sicuramente di un omaggio ad un musicista contemporaneo, morto nel 1943, favorito dal fatto che Michelangeli possedeva la partitura autografa del brano, donatagli dalla vedova Rachmaninov in occasione di una sua tournée negli USA.

Diverso il discorso dell’esibizione napoletana dove, insieme all’Orchestra Filarmonica “Alessandro Scarlatti” della Rai di Napoli, l’artista interpreta il Concerto per pianoforte n. 25 in do maggiore K. 503 di Mozart.

Pur se il genio di Salisburgo era fra i suoi musicisti preferiti, questo brano venne poi registrato nuovamente solo nel 1989, per cui la riproduzione in esame risulta anche una interessante testimonianza della concezione mozartiana degli anni ’50.

Il cd si completa, poi, con il Valzer n. 17 in mi bemolle maggiore, op. postuma di Chopin, eseguito durante la serata romana.

Riguardo all’incisione, essa è l’ennesima conferma dell’indiscutibile valore di Benedetti Michelangeli, tra l’altro all’epoca da poco ritornato sulla scena artistica, dopo che nel 1954 era stato costretto ad interrompere provvisoriamente la sua carriera, colpito da una forma di tubercolosi.

Indubbiamente Mozart appare più vicino alle sue corde, ma il Rachmaninov di Michelangeli si avvicina moltissimo all’interpretazione che il musicista russo diede al proprio brano in una memorabile incisione con la Philadelphia Orchestra.

Dal canto suo, la qualità della registrazione, considerati i mezzi di fortuna con i quali fu presumibilmente portata avanti, appare piuttosto buona e, come sempre accade in circostanze del genere, restituisce un suono del solista molto più nitido (che è poi ciò che ci interessa maggiormente in casi come questo), rispetto a quello dell’orchestra.

Prima di chiudere dobbiamo aprire doverosamente un approfondimento legato alla parte relativa a Napoli, per noi fonte di emozioni forti e contrastanti.

Da un lato c’è la nostalgia, legata al fatto che abbiamo avuto modo di apprezzare in molte occasioni il maestro Caracciolo, alla testa dell’Orchestra della Rai e fu lui a dirigerla anche nell’ultimo concerto ufficiale tenutosi nel 1992, prima che venisse falcidiata dalla “politica di risparmio” intrapresa dai responsabili dell’epoca (che si sbarazzarono progressivamente di tre delle quattro orchestre afferenti all’Ente radiotelevisivo di Stato).

E qui, dalla nostalgia passiamo all’indignazione, in quanto si trattò di una decisione che aprì una profonda ferita, mai rimarginata, nel tessuto culturale della città, ed apparve subito come una mossa ridicola e pretestuosa, se si pensa che il budget annuale della compagine non raggiungeva il costo di una puntata di un qualsiasi show del sabato sera.

Ancora, la sala del Conservatorio, sede del concerto, negli anni ’70 subì un incendio e fu poi ricostruita, ma da quasi un anno risulta nuovamente inagibile.

Infine, ed è forse l’unica notizia lieta, il concerto era inserito nell’ambito della Stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, istituzione che esiste ancora oggi e che, nella prossima stagione, compirà ben 90 anni.

In definitiva, con il cd della Artaria, si aggiunge un altro importante tassello per comprendere una personalità artistica complessa come quella di Arturo Benedetti Michelangeli.