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Il Concerto

BREVE STORIA DI UNA FORMA MUSICALE NATA NEL XVI SECOLO

Se, nell’accezione più comune del termine, il concerto è un’esibizione dal vivo di qualsiasi genere musicale, in ambito “classico” ha assunto, nel corso dei secoli, anche altri significati, fino a quello attualmente più noto di “composizione per uno o più strumenti solisti ed orchestra”.

Riguardo all’etimologia, la più accreditata fa derivare il vocabolo dal latino concertare, ovvero combattere, gareggiare, riferito ad una sorta di scontro fra strumenti di differente entità e ampiezza sonora.

Di concerto si cominciò a parlare nel XVI secolo, come sinonimo di sinfonia, mentre, nel secolo successivo, la parola fu estesa anche a brani con accompagnamento vocale, come i Cento concerti ecclesiastici di Lodovico Viadana.

Il periodo barocco vide lo sviluppo del cosiddetto concerto grosso, così definito in quanto l’organico strumentale risultava più numeroso dell’usuale e veniva suddiviso in due gruppi, che si alternavano nell’eseguire i diversi movimenti.

Da una parte avevamo il concertino, formato dai solisti più bravi (solitamente due violinisti ed un violoncellista), dall’altra l’orchestra nella sua interezza, detta concerto grosso o ripieno.

Il concerto, nella sua moderna concezione, deriva quindi dall’evoluzione della sezione solistica, che finì con l’essere rappresentata da un unico strumento.

Esempi del genere sono già presenti nel Concerto brandeburghese n. 4 di Bach, dove troviamo passaggi affidati al solo violino.

Sempre a Bach si devono i primi concerti per clavicembalo ed orchestra, mentre Vivaldi, oltre che agli archi, dedicò la sua attenzione agli strumenti a fiato, scrivendo, fra l’altro, numerosi concerti per flauto.

Il compositore veneziano fu anche l’artefice della suddivisione del concerto nei canonici tre movimenti, prendendo a prestito la struttura delle Sonate da Chiesa, dove un tempo lento era racchiuso fra due tempi veloci (ad es.: Allegro-Adagio-Allegro).

Nella seconda metà del Settecento, Haydn e Boccherini focalizzarono le loro attenzioni sul violoncello, mentre Mozart, con i suoi 27 concerti, diede un impulso definitivo all’affermazione del pianoforte.

Da allora sono stati utilizzati, in veste solistica, gli strumenti più svariati, talora anche abbinati, per cui abbiamo avuto doppi e tripli concerti e, fino ad arrivare al Novecento dove, in alcuni casi, si è tornati ad una parità di ruolo fra tutti gli elementi, segno distintivo del cosiddetto Concerto per orchestra.

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