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STANFORD: SINFONIE N. 3 E N. 6

PROSEGUE CON IL TERZO VOLUME L’INTEGRALE CURATO DALLA NAXOS DELLE SINFONIE DEL COMPOSITORE IRLANDESE

Terzo appuntamento con l’integrale dedicato dalla Naxos alle sinfonie di sir Charles Villiers Stanford (1852-1924).

Oggetto del nuovo volume, la Sinfonia n. 3 in fa minore, op. 28 “Irish” e la Sinfonia n. 6 in mi bemolle maggiore, op. 94 “in honour of G. F. Watts”, due lavori che, nella loro diffusione, risentirono della differente notorietà del compositore.

Infatti la Sinfonia n. 3 risale al periodo di massima fama di Stanford come compositore e, dalla sua “prima”, avvenuta a Londra nel 1887, ha ricevuto un discreto numero di esecuzioni, attraversando indenne il XX secolo.

Già dal suo sottotitolo si intuisce il ricorso a motivi di carattere folcloristico, che sono sottolineati anche dall’uso di strumenti quali l’arpa celtica, inserita all’inizio del terzo movimento.

Il tutto si muove nell’ambito del sinfonismo di matrice tedesca, costante punto di riferimento del musicista irlandese trapiantato a Londra.

Molto diverso il discorso della Sinfonia n. 6, che risale al 1905 ed è dedicata al pittore e scultore George Frederick Watts, uno dei massimi artisti del periodo vittoriano.

Si tratta di un omaggio, da parte di Stanford, ad una personalità, morta l’anno prima, che aveva avuto una grande influenza nel campo culturale, orientando anche molti lavori del musicista.

Ma i tempi erano cambiati e, all’epoca, la fama di Stanford come compositore era ormai offuscata da autori considerati “moderni”, come Vaughan-Williams e daElgar, ritenuto l’unico depositario delle tradizioni britanniche.

Per tale motivo, dopo l’esordio nel 1906 ed una seconda esecuzione, la Sinfonia n. 6 cadde in un oblio durato ben 80 anni, nonostante sia da considerare un brano di buona qualità, dove si riesce a rintracciare il consueto stile che caratterizza le principali composizioni dell’autore irlandese.

Per quanto riguarda l’interpretazione della Bournemouth Symphony Orchestra, essa risulta di grande livello, come nei due precedenti cd rivolti alle sinfonie di Stanford.

La compagine si distingue per la compattezza degli ottoni ed un ottimo affiatamento fra tutte le sezioni e, con il direttore David Lloyd-Jones, dà vita ad un binomio che anche in questa occasione funziona alla perfezione.

Non ci resta che attendere il quarto e conclusivo volume della Naxos, che conterrà la Sinfonia n. 1 e, presumibilmente, una delle rapsodie irlandesi, altro genere al quale Stanford deve gran parte della sua attuale notorietà.

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