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RACHMANINOV SECONDO RUBINSTEIN

LA COLLANA NAXOS HISTORICAL RIVOLGE LA SUA ATTENZIONE AD ALCUNE REGISTRAZIONI EFFETTUATE DAL PIANISTA POLACCO FRA IL 1946 ED IL 1950

Nell’ambito della collana dedicata ai grandi pianisti del passato, la Naxos ha recentemente proposto un cd dove Arthur Rubinstein interpreta alcuni brani di Rachmaninov.

In apertura l’artista polacco, di origini ebraiche, si confronta con il celeberrimo Concerto n. 2 in do minore per pianoforte ed orchestra, op. 18, in un’incisione effettuata nel 1946 alla Carnegie Hall di New York, dove è accompagnato dalla NBC Symphony Orchestra, diretta da Vladimir Golschmann.

La sua è un’esecuzione personalissima, che risulta lontana anni luce da quella decisamente sobria, fornita nel 1929 dallo stesso Rachmaninov in un’altra memorabile registrazione.

Possiamo quindi parlare di re-interpretazione da parte di Rubinstein (all’epoca artista affermato, alle soglie dei 60 anni, la cui straordinaria carriera si sarebbe protratta per altri trent’anni), che dà una decisa accelerazione ai passaggi veloci, spesso aggiungendo e sottraendo note a suo piacimento.

Nonostante ciò, questa versione è preferibile alla maggior parte di quelle successive, esageratamente languide, ad opera di altri interpreti che, se da una parte hanno contribuito a diffondere il concerto presso il grande pubblico, dall’altra hanno finito per snaturarne gli effettivi contenuti, contribuendo a etichettare Rachmaninov come autore esclusivamente romantico.

Con la Rapsodia su un tema di Paganini, op. 43, ci spostiamo ad Abbey Road, nei mitici studi londinesi della EMI, dove stavolta Rubinstein è accompagnato dalla Philharmonia Orchestra, diretta da Walter Susskind.

Da questa registrazione del 1947 traspaiono tutte le doti che portarono l’artista, appartenente ad una generazione quanto mai ricca di talenti (fra i quali vanno annoverati Schnabel, Backaus e Gieseking, solo per fare qualche nome), a raggiungere un successo di grandi proporzioni.

Va inoltre sottolineato come, durante l’intero pezzo, il pianoforte sia sempre in evidenza e non venga mai sopraffatto dall’orchestra, misura imposta da Rubinstein ai valentissimi tecnici inglesi.

La conclusione è affidata al Preludio in do diesis minore op. 3, n. 2, inciso ad Hollywood negli studi della RCA e risalente al 1950.

A parte l’alto livello dell’interpretazione, va rimarcato il fatto che si tratta dell’unico brano per pianoforte solo di Rachmaninov riversato su disco da Rubinstein.

Non ci resta che segnalare l’ottima qualità del suono e ricordare, come curiosità, i tempi ristrettissimi di registrazione (una sessione di poche ore per il concerto, due giorni ed altrettante sessioni per la rapsodia), cha la dice lunga sulla professionalità, non solo del solista, ma anche delle due compagini utilizzate.

In definitiva un cd che rivolge la sua attenzione ad uno dei più prestigiosi e longevi pianisti del Novecento, alle prese con un repertorio considerato moderno per l’epoca.

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