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Il sassofono protagonista a "Un'estate al MADRE"

LA VERSATILITÀ DEL FUNNY SAX QUARTET ESALTATA DALL’INCONTRO CON IL BATTERISTA UMBERTO SPINIELLO

Il sassofono nacque a metà Ottocento, grazie alla genialità di Adolphe Sax, per far fronte alla richiesta di nuovi strumenti a fiato, che potessero sia entrare nell’organico di un’orchestra, che migliorare il suono d’insieme delle bande militari.

In realtà il musicista e compositore belga non si limitò ad inventare uno strumento singolo, ma diede vita ad un’intera famiglia, costituita da sette elementi, con dimensioni proporzionalmente crescenti, che partiva dal tono acuto del “sopranino”, per giungere a quello grave del sax “contrabbasso” (per l’esattezza vi è anche un ottavo, il “subcontrabbasso”, opera di Conn, aggiuntosi agli altri nel 1904).

L’ambiente classico dell’epoca reagì in modo molto tiepido, per cui alle soglie del Novecento lo strumento era ormai in pieno declino.

A salvarlo da un sicuro oblio ci pensò la diffusione, dall’altra parte dell’Oceano, della musica jazz, che sfruttando appieno la versatilità del sassofono, contribuì a dargli una collocazione ben determinata e una fama ancora oggi inalterata.

Questa breve introduzione aveva lo scopo di presentare il concerto del Funny Sax Quartet, esibitosi nell’ambito della sezione musicale della rassegna “Un’estate al MADRE” (curata da Eugenio Ottieri e Pasquale Scialò per Scatola Sonora-Musicisti Associati).

Il gruppo, nato nel 1998, risultava composto da Domenico Luciano (sax soprano), Guerino Bellarosa (sax contralto), Valentino Funaro (sax tenore, in sostituzione di Sabato Aurilia) e Adolfo Alberto Rocco (sax baritono), tutti diplomati al conservatorio di Avellino.

Nel loro programma hanno interpretato brani prevalentemente “classici”, talora adattati, talora scritti originariamente per quartetto di sassofoni, avvalendosi della preziosa collaborazione del batterista Umberto Spiniello.

In apertura abbiamo ascoltato le trascrizioni dell’ Aria sulla quarta corda, dalla Suite n. 3 in re maggiore BWV 1068 di Bach (la sigla di Quark, per intenderci), e della Habanera tratta dalla Carmen di Bizet.

Successivamente i musicisti hanno dato ampio spazio al Novecento, da quello più vicino a noi di Songs for Tony di Nyman, della Nino Rota suite (arrangiamento di E. Veddovi) e della Suite Hellénique di Iturralde, a quello un po’ più distante, legato a Un americano a Parigi di Gershwin.

La parte finale è stata dedicata a due dei brani più famosi di Piazzolla, Oblivion e Libertango, seguiti dalla Bohemian Rhapsody di Freddy Mercury (dall’album A night at the Opera), mentre come bis, chiesto a gran voce dal pubblico, il quintetto ha eseguito la travolgente e celeberrima Danza delle spade di Kachaturian, dal balletto Gayaneh.

In conclusione un concerto, il cui ritmo è aumentato progressivamente, dove i componenti del Funny Sax Quartet sono stati all’altezza del loro difficile compito, mostrando di essere a loro agio nei vari generi affrontati, ben supportati nell’occasione dal batterista Umberto Spiniello, le cui sfumature timbriche hanno rappresentato un importante valore aggiunto, contribuendo all’ottenimento di sonorità molto raffinate.

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