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“ORAZIO FIUME – MUSICISTA DEL NOVECENTO”

APPASSIONATA MONOGRAFIA DI ANNAMARIA GIANNELLI SU UN PROTAGONISTA DELLA SCENA CULTURALE DEL NOVECENTO COLPEVOLMENTE DIMENTICATO

Il catalogo della Papageno Edizioni si è recentemente arricchito del libro di Annamaria Giannelli, dal titolo “Orazio Fiume – Musicista del Novecento”.

Il volume, dedicato al grande compositore ed apprezzato docente, nato a Monopoli nel 1908 e morto a Trieste nel 1976, comprende una parte biografica ed una analitica.

La prima, che si snoda attraverso un percorso appassionante, diviso in capitoli brevi e significativi, non solo descrive le tappe salienti della carriera artistica del musicista, ma si preoccupa anche di tracciare il profilo umano di Fiume, evidenziandone il rigore, l’integrità morale e l’abitudine a combattere le avversità fin da quando, bambino, era sopravvissuto alla poliomielite (i cui postumi lo accompagnarono per tutta la vita).

Pagina dopo pagina, sfilano prestigiosi rappresentanti della cultura italiana ed internazionale, con i quali Fiume ebbe a che fare, prima da studente, poi da compositore affermato, stimato docente e direttore di vari conservatori, ruolo, quest’ultimo, svolto sempre con una dedizione totale, anche quando, oltre ai normali problemi fisici, dovette fare i conti con un male incurabile.

Fra le tante figure rievocate nel libro, ricordiamo Mario Pilati, compositore napoletano morto prematuramente nel 1938, e Ildebrando Pizzetti, entrambi suoi docenti, che gli trasmisero quelle solide basi, dalle quali Fiume partì per sviluppare uno stile molto personale.

Una peculiarità sottolineata nella seconda parte del volume, maggiormente tecnica, dove l’opera omnia di Fiume, formata da 28 brani, viene suddivisa per generi e brevemente analizzata, ponendo l’accento sul forte eclettismo dell’autore.

Oltre alla naturale influenza di Pilati e Pizzetti, emerge in Fiume una vasta conoscenza del panorama musicale internazionale, frutto in particolare di una assidua frequentazione con gli autori francesi suoi contemporanei, iniziata durante un soggiorno a Parigi nel 1949, che lo portò ad utilizzare numerosi elementi moderni, ma sempre in maniera indipendente dalle mode del momento.

La monografia si completa con una breve appendice iconografica, dove sono riprodotti alcuni spartiti manoscritti, insieme a lettere e frontespizi di partiture con dediche, che importanti personaggi, come Cardarelli, Gavazzeni, Nadia Boulanger, Shostakovich, inviarono a Fiume.

Dal punto di vista strettamente letterario, grande merito va dato ad Annamaria Giannelli che, partendo dalla sua duplice esperienza di nota pianista e di docente, ha confezionato un’opera di estrema scorrevolezza, anche nel momento in cui affronta argomenti molto tecnici.

Ponderosa risulta, inoltre, la bibliografia citata, comprensiva di foto e documenti, spesso inediti, rinvenuti in archivi pubblici e privati, questi ultimi appartenenti ad amici e familiari di Fiume, indice di una ricerca minuziosa e di una passione nei confronti della figura del compositore, che traspare in molti passaggi del libro.

Dopo aver letto l’interessantissimo volume, ci si chiede immediatamente per quale motivo una personalità di tale spessore, nell’ambito della cultura italiana del Novecento, sia stata ricordata solo in sporadiche occasioni, soprattutto nella città natale, e risulti oggi praticamente sconosciuta, pur essendo morta a metà degli anni ‘70.

La risposta approfondita a tale quesito ci porterebbe molto lontano, ma già nel libro vi è qualche indizio, ad esempio, quando si parla della rinuncia di Fiume nel 1971 alla direzione del Conservatorio di Milano, a causa della violenta opposizione di una frangia di studenti e docenti di sinistra, che volevano eleggere autonomamente il direttore, rifiutando di sottoporsi alle decisioni del governo centrale.

Oppure, quando, direttore del conservatorio di Trieste, fu costretto ad abbandonare l’organizzazione del premio musicale che si teneva nella cittadina friulana, da lui trasformato in competizione internazionale, per contrasti con la locale Municipalità.

Entrambi gli episodi sono sintomatici di un fenomeno tipicamente italiano, consistente del progressivo appropriarsi, da parte della politica, di settori che avrebbero dovuto rimanere indipendenti, con conseguenze disastrose che sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti.

L’augurio conclusivo è che, prendendo spunto dal libro della Giannelli e approfittando del centenario della nascita di Fiume, il 2008 possa rappresentare l’anno del rilancio, per un compositore colpevolmente ignorato dalla maggior parte delle istituzioni alle quali dette lustro.