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MYASKOVSKY: SALUTATORY OVERTURE, SINFONIE N. 17 E N. 21

GIUNTO AL TREDICESIMO VOLUME L’INTEGRALE DEI BRANI ORCHESTRALI DEL COMPOSITORE RUSSO INCISI DALLA CASA DISCOGRAFICA alto

Figlio di un generale dell’Armata Rossa e destinato anch’egli alla carriera militare, Nikolay Myaskovsky (1881-1950) abbandonò l’esercito per dedicarsi alla musica.

Fu allievo di Glière e Rimskij-Korsakov e seguì le loro orme rimanendo fortemente legato alla tradizione.

Artista dalle infaticabili energie, alla sua attività di insegnante di composizione al Conservatorio di Mosca, abbinò un’attiva partecipazione a Collettivi, Comitati, giornali specializzati, dimostrando una costante simpatia nei confronti del regime sovietico e ricevendo numerose onorificenze.

Nel dopoguerra cadde in disgrazia, tacciato di pessimismo da alcuni colleghi invidiosi, e fu una delle vittime più illustri della repressione attuata da Zhdanov nel 1948 contro i musicisti “sovversivi”.

Sembrò non darsene troppa pena, ma i suoi già elevati problemi di salute ebbero un netto peggioramento e morì due anni dopo di cancro, lasciando una nutrita produzione, comprendente numerosi brani orchestrali, fra i quali si annoverano ben 27 sinfonie.

Questo repertorio è attualmente oggetto di un ciclo integrale, frutto di una acquisizione della casa statunitense alto delle incisioni provenienti dal catalogo dell’etichetta sovietica Olympia.

Di recente è uscito il tredicesimo volume, che comprende la Salutatory Overture in do maggiore, op. 48, la Sinfonia n. 17 in sol diesis minore, op. 41 e la Sinfonia n. 21 in fa diesis minore, op. 51.

Le tre composizioni furono scritte negli anni 1936-1940 e sono strettamente legate agli avvenimenti accaduti in quel periodo nell’Unione Sovietica.

Infatti, la Salutatory Overture, rappresenta un omaggio a Stalin per i suoi 60 anni e, pur non essendo roboante, è il tipico brano celebrativo.

Al proposito va osservato che, dopo la caduta del dittatore russo, le autorità hanno pensato bene di cancellare ogni traccia relativa alla dedica, per cui a testimonianza è rimasto soltanto l’anno, il 1939, che però parla da solo.

Dal canto suo, la Sinfonia n. 21 fu richiesta, nel 1940, dall’Orchestra Sinfonica di Chicago, per i festeggiamenti del cinquantenario della compagine.

Grazie a questo lavoro, Myaskovsky raggiunse una discreta notorietà al di fuori del suo paese e, l’anno dopo, sulle ali del patto anti-hitleriano fra USA e URSS, vinse anche il Premio Stalin.

Poi venne la Guerra Fredda, per cui scomparve come d’incanto il riferimento alla commissione ricevuta da Chicago.

Infine, la corposa Sinfonia n. 17, iniziata nel 1936, ebbe la “prima” nel 1937, durante le cosiddette purghe staliniane, per cui contiene numerosi passaggi che, seppur molto velatamente, descrivono il senso di angoscia di quei momenti.

Non va dimenticato che, nello stesso anno, vedeva la luce anche la Sinfonia n. 5 di Shostakovich, composta dall’autore russo per salvarsi la pelle, a supporto della sua prima autocritica, ed accolta, buon per lui, in modo molto favorevole dal regime.

Dal punto di vista musicale, entrambe le sinfonie risentono dell’influenza degli autori russi attivi nella seconda metà dell’Ottocento, con la n. 17 più vicina a Ciaikovski e la n. 21 che presenta alcune affinità con Rimskij-Korsakov.

D’altronde, vi erano schemi dai quali non si poteva derogare, pena la perdita non solo del lavoro, ma anche della vita, per cui siamo di fronte a pagine ricche di riferimenti popolari e spesso fortemente anacronistiche, comunque dotate di una solida ed articolata struttura.

Uno sguardo all’interpretazione, per sottolineare la buona prova dell’Orchestra Sinfonica Accademica della Federazione Russa, diretta dal compianto Evgeny Svetlanov, a conferma del fatto che le compagini russe si esaltano quando eseguono le musiche dei loro connazionali.

In conclusione un cd che evidenzia la grandezza di Myaskovsky, considerato negli anni ’40 il maggior compositore sovietico, la cui scarsa popolarità odierna si giustifica probabilmente con i cambiamenti politici, avvenuti in Russia nella seconda parte del Novecento.

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