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CONCERTO A PALAZZO CARAFA DI MADDALONI

LA PIANISTA GIAPPONESE ERI KINOSHITA SALUTA NAPOLI INTERPRETANDO MOZART, MENDELSSOHN E CHOPIN

La pianista giapponese Eri Kinoshita
Sono ormai tre anni che la pianista giapponese Eri Kinoshita frequenta gli ambienti musicali di Napoli.
Arrivata nel 2005, in qualità di vincitrice di una borsa di studio, è riuscita, con brevi interruzioni, a rimanere altri due anni, superando tutti quei problemi burocratici che, in Italia, assillano soltanto gli stranieri onesti, a tal punto conquistati dal nostro paese, che vi soggiornerebbero a vita.
In questo periodo Eri Kinoshita ha seguito il biennio di specializzazione di secondo livello al Conservatorio di S. Pietro a Majella, nella classe del maestro Massimo Bertucci e, nei prossimi giorni, sosterrà la prova finale, per poi tornare nella sua Nagoya.
Ma, prima di lasciare Napoli, ha voluto esibirsi in un concerto, tenuto nella Sala Pergolesi del Palazzo Carafa di Maddaloni, in pieno centro storico, con il duplice scopo di ripassare il repertorio che presenterà all’esame e, soprattutto, salutare amici e colleghi conosciuti durante la permanenza nella nostra città.
Il programma della serata si è aperto con le 12 Variazioni sul Lied francese “Ah, vous dirai-je, Maman” KV 265, che Mozart scrisse probabilmente a Parigi nel 1778, partendo da un semplice motivo tradizionale per bambini, trasformato in un piccolo gioiello.
A seguire le Variations sérieuses op. 54 di Mendelssohn, costruite su un corale di sua creazione, che si muovono in ambito romantico, ma lasciano affiorare, di tanto in tanto, sonorità bachiane.
Il lavoro fu composto su richiesta dell’editore Mechetti, e da lui pubblicato nel 1842, nell’ambito di una raccolta intitolata Dix morceaux brillants, immessa sul mercato per raccogliere i fondi necessari per erigere un monumento a Beethoven, iniziativa alla quale aderirono anche altri autori, fra cui Chopin, Czerny, Liszt, e Thalberg.
Dopo l’intervallo, la seconda parte è stata rivolta interamente a Chopin, con i 12 Studi Op. 25, scritti fra il 1832 ed il 1836 e dedicati a Marie d’Agoult, all’epoca compagna di Liszt.
Come nei precedenti Dodici Studi op. 10, Chopin non si limita al solo intento didattico, ma dà vita a composizioni ben precise, legate a sonorità, principalmente romantiche, talora dissonanti e in alcuni casi di natura pre-impressionistica, tanto da giustificare per loro un preciso appellativo, come ad esempio lo Studio n. 11 in la minore, denominato “Il Vento Invernale”.
Da quanto esposto brevemente, si può comprendere come il programma fosse sicuramente classico, ma stilisticamente diversificato e quanto mai complesso, per cui il compito dell’interprete non era dei più facili.
Ma Eri Kinoshita, che avevamo già avuto modo di apprezzare in precedenti apparizioni, ha confermato di possedere, oltre ad una robusta tecnica, una grande sensibilità, qualità che è ormai diventata merce sempre più rara, a occidente come a oriente.
Non è un caso che, vuoi per la tensione richiesta dai brani, vuoi per la particolarità dell’occasione, nel momento in cui ha ringraziato i presenti, con un discreto italiano, venato da un lieve accento partenopeo, l’artista sia apparsa visibilmente emozionata.
Si è comunque ripresa immediatamente, eseguendo due bis, il primo di origine giapponese ed il secondo tratto dai Dodici Studi, op. 10 di Chopin.
Chiudiamo con l’augurio che Eri Kinoshita continui la sua prestigiosa carriera, già ricca di successi e soddisfazioni, e che, quanto prima, possa tornare a Napoli, magari accompagnata da un’orchestra giapponese.

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