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Beethoven: Sinfonie n. 2 e n. 7

Con un’altra magistrale interpretazione della Minnesota Orchestra, diretta da Osmo Vänskä, si conclude l’integrale della BIS rivolto alle Sinfonie di Beethoven

La casa discografica BIS ha recentemente pubblicato l’ultimo Sacd ibrido, rivolto all’integrale delle sinfonie di Beethoven, eseguite dalla Minnesota Orchestra, diretta da Osmo Vänskä, nell’ambito di un progetto che prevedeva l’uscita di cinque dischi in altrettanti anni.

Oggetto del volume conclusivo, la Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 36 e la Sinfonia n. 7 in la maggiore, op. 92.
La prima, completata nel 1802, esordì a Vienna l’anno dopo, ottenendo un discreto successo.

La composizione, dedicata al principe Lichnowsky, risale ad uno dei periodi più bui della vita di Beethoven, durante il quale il musicista cominciava a rendersi conto che la sua sordità stava avanzando in modo preoccupante.

Di quell’epoca è anche il celebre Testamento di Heiligenstadt, la lettera scritta ai fratelli, ma mai consegnata, e ritrovata solo dopo la sua morte, dove descriveva le sofferenze morali e materiali causategli dalla malattia.

Eppure la composizione sprigiona energia e gioia di vivere, risultando lontana anni-luce dalla tragedia incombente, per cui possiamo affermare che la musica divenne per Beethoven il rifugio dove trovare il sostegno necessario a dare un senso alla sua esistenza.

Dal punto di vista strettamente musicale, fra le altre caratteristiche, la Sinfonia n. 2 contiene ancora numerose reminiscenze mozartiane e, nel terzo movimento, presenta uno scherzo al posto del canonico minuetto.
Infine, come curiosità, va ricordato che la sua durata, superiore ai 30 minuti, se a noi risulta normale, per quei tempi era piuttosto inusuale.

Dieci anni separano la “Seconda” dalla Sinfonia n. 7, che conobbe infatti la “prima” nel 1813, sempre a Vienna, in occasione di un concerto il cui ricavato andò a favore dei mutilati austriaci e bavaresi, che avevano combattuto contro le truppe napoleoniche nella sanguinosa battaglia di Hanau.

Si trattò di un evento particolarmente importante, al punto che, fra gli orchestrali, furono reclutati numerosi compositori come Salieri, Hummel, Spohr, Meyerbeer e grandi solisti quali il violinista Schuppanzigh ed il contrabbassista Dragonetti.

Opera di un artista ormai maturo e affermato, la Sinfonia n. 7 non parte da nessun presupposto programmatico, a differenza, ad esempio, della sinfonia “Pastorale” che la precede in ordine temporale, ma si traduce in musica allo stato puro e avvince lo spettatore fin dalle sue battute iniziali.

Wagner la definì “l’apoteosi della danza”, un appellativo passato alla storia, che appare però alquanto riduttivo per descrivere una delle composizioni più significative in assoluto di Beethoven, considerata dallo stesso autore fra le sue opere migliori.

Passando al discorso interpretativo, la Minnesota Orchestra, diretta da Osmo Vänskä, fornisce un’altra prova eccezionale, trasmettendo all’ascoltatore sia le forti emozioni che emergono dalla Sinfonia n. 2, sia la musicalità straripante, che attraversa tutta la partitura della “Settima”.

Ottima in ogni sua sezione e contraddistinta da un perfetto affiatamento, la compagine si conferma, quindi, fra le più interessanti realtà non solo statunitensi, ma mondiali, e non è un caso se l’incisione precedente, una sontuosa “Nona”, abbia ottenuto la nomination ai Grammi Award di inizio anno.

In definitiva questo disco chiude nel migliore dei modi un progetto iniziato nel 2004, grazie al quale la Minnesota Orchestra ed il suo direttore Osmo Vänskä, hanno guadagnato una meritata visibilità internazionale.

La proficua collaborazione con la BIS non termina però qui, poiché, a partire dal prossimo anno, è già previsto un nuovo ciclo (cinque Sacd in cinque anni), rivolto all’integrale dei concerti per pianoforte ed orchestra di Beethoven, al quale parteciperà anche il pianista russo Yevgeny Sudbin, che si preannuncia quanto mai interessante e di cui vi daremo notizie quanto prima.