Questo sito contribuisce alla audience di

La gabbia delle voci: quarto concerto

Il Novecento difficile del Coro Mysterium Vocis

Dopo la pausa estiva è ripresa, nella chiesa napoletana di S. Caterina da Siena, la rassegna “La gabbia delle voci” .

Protagonista della serata, dal titolo Francia/Spagna – Attraverso i Pirenei, il Coro Mysterum Vocis, diretto da Rosario Totaro, che si è confrontato con un repertorio tratto dalla produzione di autori transalpini e iberici del Novecento, alcuni dei quali scarsamente sconosciuti.

La prima parte è stata rivolta ai francesi o, per meglio dire, alla produzione in lingua francese, considerando che l’apertura era dedicata al belga Absil, e ad alcuni pezzi del suo Zoo (1944), composto su testi di Jean Sasse.

A seguire abbiamo ascoltato pagine di Auric e Poulenc, rappresentanti del celebre “Gruppo dei Sei” che, nato a Parigi nel 1920, ebbe vita brevissima ma influenzò decisamente la musica europea del Novecento, opponendosi, fra l’altro, all’esperienza di Debussy.

Sottilmente ironica, quindi, la proposizione, fra i brani dei due innovatori, di Dieu, qu’il la fait bon regarder, dalle Trois Chansons de Charles d’Orléans, proprio di Debussy.

Completamente dedicato ai compositori iberici il secondo tempo, partendo da Norberto Almandoz (1893-1970) e Joaquín Pildain (1927-1987), entrambi organisti di origine basca e quindi fortemente legati alle tradizioni della loro terra, sovente trasferite nella produzione vocale.

Autore contemporaneo è, invece, Miguel Franco, nato nel 1962, del quale sono stati proposti Ausencias de Dulcinea e Santa Amistad, da Tres madrigales de “El Quijote” (1999).

Le successive Dos canciones sefardíes del siglo XV portavano alla ribalta Joaquín Rodrigo (1901-1999), l’unico autore noto in questo panorama, grazie soprattutto al celeberrimo Concierto de Aranjuez, mentre la chiusura era affidata a !Ay amante mio! di Antonio José (1902-1936), che fu fra le prime vittime illustri della guerra civile spagnola e sta conoscendo, da alcuni anni a questa parte, una crescente riscoperta.

Nel suo complesso il programma proposto, soprattutto quello dedicato alla musica spagnola, risultava abbastanza ostico sia per chi lo eseguiva, sia per il numeroso pubblico presente.

Ciò ha quindi causato qualche problema interpretativo che, dato il particolare genere di musica, è stato recepito solo dal coro e dal suo direttore, apparso visibilmente insoddisfatto, ma non dagli spettatori, che hanno anzi apprezzato la novità del repertorio.

Inoltre pregevole è risultata la proiezione di immagini, che accompagnavano i singoli brani, frutto di una collaborazione con la violoncellista e folksinger Susanna Canessa.

In conclusione, riteniamo che questa ulteriore strada, intrapresa da Rosario Totaro con il Coro Mysterium Vocis, volta ad aprire alcuni spiragli su autori, altrimenti costretti al più totale oblio, vada sicuramente proseguita, magari creando una successione che alterni brani di difficile ascolto ad altri più rilassanti e melodici.