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Pilati: Concerto per orchestra

La Naxos ristampa il cd che portò alla ribalta il compositore napoletano

Ritorna sul mercato discografico, grazie alla Naxos, il cd della Marco Polo, che nel 2002 fece emergere dall’oblio la figura di Mario Pilati (1903-1938).

Un’incisione particolarmente preziosa, che diede probabilmente l’impulso decisivo al convegno, fortemente voluto da sua figlia Laura, svoltosi a Napoli l’anno dopo, in occasione del centenario della nascita del compositore partenopeo.

Il disco contiene alcune pagine di grande interesse, a cominciare dal Concerto per orchestra in do maggiore, completato nel 1932, che esordì in pubblico al Festival di musica contemporanea della VI Biennale di Venezia nel 1938, sotto la direzione di Dimitri Mitropulos, riscuotendo un successo strepitoso.

Riproposto nel novembre dello stesso anno al Conservatorio di Napoli, sotto la direzione di Felix Weingartner pochi giorni prima della morte dell’autore, ebbe poi pochissime altre esecuzioni, tra le quali una, conservata negli archivi radiofonici della RAI.

Dal punto di vista strumentale, il concerto di Pilati si avvale della presenza di un pianoforte, che accompagna spesso l’orchestra, per cui è anche noto come “concerto per orchestra e pianoforte concertante”, definizione però poco amata dal compositore.

Per quanto riguarda lo stile, Pilati dimostra una straordinaria padronanza della materia compositiva ed un orientamento verso le nuove istanze musicali dell’epoca, rimanendo in ambito moderato.

Si nota, quindi, un orientamento verso autori come Pizzetti e Respighi, preferiti a Casella e Malipiero, unito ad uno sguardo di respiro europeo, con un occhio particolare verso la Francia, identificata soprattutto in Ravel.

Ciò appare ancora più marcato nel “Minuetto” e nell’ “Habanera”, due dei successivi Tre pezzi per orchestra (1929), che si chiudono con una “Furlana” costituita da una tarantella, che cede ad un ritmo lento e religioso, per poi riprendere fino al termine del movimento, più scatenata e scanzonata di prima.

Nella successiva Suite per orchestra d’archi e pianoforte (1925), il riferimento è rappresentato dalle danze del passato, sull’esempio di Respighi, che aveva da poco ultimato la Suite n. 2 per orchestra, pezzo centrale del ciclo dedicato alle Antiche arie e danze.

L’apporto di Pilati, anche in questo caso, si dimostra estremamente originale, poiché le diverse danze che costituiscono la suite sono il risultato di variazioni sul tema iniziale e si muovono in un ambito di estrema modernità, con i suoi vertiginosi passaggi pianistici e con gli archi talora stridenti, dove si avvertono echi di Prokofiev, Rachmaninov ed anche di autori britannici come Britten.

Il disco termina con Alla culla, una ninna nanna la cui partitura prevede un organico da camera costituito da cinque strumenti a fiato, celesta, arpa e orchestra d’archi, vero e proprio testamento spirituale dell’autore in quanto fu scritta nel novembre del 1938, tre settimane prima di morire, ed è un’invocazione struggente al sonno che di lì a poco lo avrebbe avvolto.

Uno sguardo all’esecuzione per segnalare l’ottimo affiatamento mostrato dall’Orchestra della Radio Slovacca, diretta da Adriano, la cui interpretazione risulta molto aderente allo spirito melodico di Pilati.

Va segnalato, inoltre, l’apporto fornito dal pianista Tomáš Nemec, che prima accompagna brillantemente l’orchestra nel Concerto ed in seguito supera con bravura le difficoltà insite nella suite.

Concludiamo con un doveroso ringraziamento alla Naxos, per aver aggiunto al suo sterminato catalogo un cd, rivolto ai brani di un validissimo e sfortunato compositore napoletano della prima metà del Novecento, che sta vivendo un nuovo e meritato momento di notorietà seppure postuma.