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Caramiello e Libetta interpretano Sgambati

Pubblicato recentemente dalla Tactus il volume conclusivo dell'integrale pianistico del compositore romano

La Tactus ha recentemente pubblicato il sesto ed ultimo volume, relativo all’integrale dei brani per pianoforte di Giovanni Sgambati (1841-1914), ciclo curato dal noto pianista napoletano Francesco Caramiello.

Nell’occasione, il maestro Caramiello è stato affiancato da un altro famoso collega, il pugliese Francesco Libetta, in quanto il cd comprende tre brani per pianoforte a quattro mani.

Il primo consiste nella trascrizione della Sinfonia in re per grande Orchestra, op. 16, curata dallo stesso Sgambati.

Il lavoro originale, dedicato alla regina Margherita di Savoia, conobbe la “prima” nel 1881 alla corte del Quirinale e riscosse subito un grande successo, entrando a far parte del repertorio di direttori quali Martucci e Toscanini, il che probabilmente suggerì a Sgambati di dare vita ad una versione pianistica, che fornisce un’idea piuttosto precisa della composizione di partenza.

Per quanto riguarda il pezzo successivo, si tratta di un movimento, Maestoso (Marcia Funebre), proposto in prima esecuzione assoluta.

Ritrovato nell’Archivio Sgambati, non in forma di manoscritto, ma come copia curata da terze persone, è privo sia di firma autografa che di data, per cui la sua attribuzione rimane incerta.

Terza ed ultima composizione contenuta nel cd, la trascrizione del poema sinfonico di Liszt Die Ideale, ispirato all’omonimo scritto di Schiller.

Fu l’autore ungherese in persona a richiedergli questo brano, indice della grande stima, da parte dell’anziano ed affermato compositore, nei confronti del giovane collega, che era stato anche suo alunno.

Dando uno sguardo complessivo al contenuto del disco, va innanzitutto considerato come questo volume conclusivo non sia costituito da opere minori, ma da tre composizioni talmente complesse, da necessitare dell’impiego di due pianoforti per poter rendere appieno la loro musicalità.

Questo fornisce, se ce ne fosse ancora bisogno, dopo aver preso in considerazione l’intera opera pianistica, un’ulteriore prova della grandezza di Sgambati, autore da troppo tempo relegato nel dimenticatoio.

Numerose le cause di questo oblio, alcune risalenti all’epoca in cui è vissuto, quali il suo netto rifiuto ad affrontare il genere operistico, altre dovute a giudizi negativi, espressi soprattutto dai critici e musicologi italiani, che non solo hanno attraversato indenni il Novecento, ma si sono arricchiti di nuovi luoghi comuni, poco benevoli ed estremamente faziosi.

Tale quadro della situazione è descritto molto bene nel libretto illustrativo del disco, curato con il consueto rigore dal maestro Caramiello, dove i dettagli tecnici dei brani sono affiancati ad una panoramica del contesto storico nel quale sono maturati.

Dal punto di vista esecutivo, il disco consolida il felice incontro fra Caramiello e Libetta, avvenuto nel volume precedente dell’integrale che, pur circoscritto ad un solo brano, aveva posto le basi per interessanti sviluppi successivi.

Provenienti da scuole diverse, rappresentano due prestigiose figure del pianismo internazionale, la cui fama è frutto, per entrambi, di un grande talento, abbinato a studi lunghi, assidui ed approfonditi e non proviene da operazioni puramente commerciali, così in voga attualmente, grazie alle quali si tende a spacciare per fenomeni delle autentiche nullità.

In definitiva un disco che chiude ottimamente l’integrale della musica pianistica di Sgambati, ciclo iniziato con una casa discografica differente da quella con la quale l’avventura è stata portata a termine, segno di un iter piuttosto travagliato, se soltanto consideriamo che la presente registrazione risale al 2001.

L’augurio finale è che la Tactus rimetta in circolazione anche i volumi usciti sotto altra etichetta, magari corredati da qualche nuovo brano, eventualmente ritrovato nel frattempo dal maestro Caramiello nell’archivio del compositore.