Questo sito contribuisce alla audience di

Khachaturian: Concerto per violino, Concerto per pianoforte

La Regis propone due interessanti concerti dell'autore di origine armena

Nato in Georgia, da una famiglia armena molto povera, Aram Khachaturian (1903-1978) studiò prima con Gnessin e poi con Myaskovsky ed è considerato, insieme a Shostakovich e Prokofiev, uno dei “Titani” della musica russa del XX secolo.

In realtà, a fronte di una discreta produzione, se si escludono i balletti Spartacus e, soprattutto, Gayaneh, che contiene la celeberrima “Danza delle spade”, non è che la sua musica in Occidente sia molto nota.

Risulta quindi di estremo interesse il recente cd della Regis (distribuzione Milano Dischi), rivolto a due dei brani maggiormente rappresentativi del musicista, il Concerto per violino e orchestra in re minore, op. 46, la cui registrazione è del 1981 e giunge per la prima volta in Occidente, ed il Concerto per pianoforte e orchestra in re bemolle maggiore, op. 38, proveniente dal catalogo della Hyperion.

Il primo fu scritto nel 1939, quando Khachaturian era presidente del Comitato organizzativo dell’Unione dei Compositori Sovietici.

Dedicato a David Oistrakh, che lo eseguì in prima assoluta a Mosca nel 1940, riscosse un notevole successo di pubblico e critica, grazie anche alla splendida interpretazione del violinista.

Inoltre, cosa che all’epoca contava maggiormente, ottenne il gradimento delle autorità, che l’anno seguente assegnarono a Khachaturian il Premio Stalin.

Dal canto suo, il Concerto per pianoforte risale al 1936, anno del matrimonio dell’autore russo con la compositrice Nina Makarova.

Il lavoro si distingue per una grande energia e per la presenza di numerosi rimandi alla musica popolare, armena nel primo e nel terzo movimento, georgiana nel melodico andante centrale, dove la partitura originale prevede anche l’impiego di un particolare strumento, il flexatone, che nel suono ricorda vagamente il theremin o le onde Martenot.

Entrambi i brani sono caratteristici dello stile di Khachaturian, legato soprattutto al folclore del suo popolo, e molto lontano dai conflitti esistenziali che attanagliavano altri autori come Shostakovich.

Eppure anche Khachaturian fu vittima, nel 1948, del decreto Zhdanov e, accusato di “formalismo”, dovette fare pubblica autocritica.

Un vero controsenso, se pensiamo che il musicista era un fautore entusiasta del regime, e ciò la dice lunga sull’ottusità dei membri del Partito dell’epoca.

Per quanto riguarda gli interpreti, il Concerto per violino è affidato alla USSR Large Symphony Orchestra, diretta da Konstantin Ivanov, e si avvale di un ottimo solista come Boris Gutnikov, scomparso prematuramente nel 1987, che risulta il vero mattatore dell’esecuzione.

Forse su un gradino superiore, nell’insieme, il Concerto per pianoforte, dove la London Philharmonic Orchestra, diretta da Joseph Giunta, e una straordinaria Annette Servadei, danno vita ad una incisione di elevatissimo spessore.

La pianista, in particolare, rappresenta una figura da conoscere e da approfondire, per i tanti problemi di salute che hanno accompagnato la sua carriera, più di una volta sul punto di chiudersi definitivamente, ai quali ha sempre reagito energicamente (anche la suddetta registrazione, del 1987, fu effettuata in un periodo durante il quale l’artista era in cura a seguito di un attacco di cuore).

In definitiva un disco che apre una finestra significativa su Khachaturian, compositore ancora oggi ingiustamente sottovalutato.