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Rachmaninov: Sinfonia n. 3, Danze Sinfoniche, op. 45

Dalla casa discografica “alto” un' ottima incisione rivolta agli ultimi due brani orchestrali dell’autore russo.

Non sappiamo fino a che punto Sergej Rachmaninov debba essere grato al Cinema, che talora si è servito in maniera eclatante della sua musica, come nel caso del Concerto per pianoforte ed orchestra n.3, entrato nell’universo mediatico, grazie al film “Shine”, con l’appellativo di “Rach 3”.

In effetti, se da un lato questa esposizione ha salvato l’autore dall’oblio, dall’altro lo ha relegato in un ruolo, quello di autore sdolcinatamente romantico ed esageratamente virtuosistico, che gli va decisamente molto stretto.

E’ quanto traspare anche da una recente incisione della casa discografica alto (distribuita in Italia da Milano Dischi), che comprende la Sinfonia n. 3 in la minore, op. 44 e le Danze Sinfoniche, op. 45, registrate nel 1990 dall’Orchestra Sinfonica di Stato di Mosca, diretta da Pavel Kogan, e per la prima volta riversate su cd.

Si tratta degli ultimi brani orchestrali scritti dall’autore e datano rispettivamente 1936 e 1940, indice del fatto che, per i numerosi concerti tenuti come solista ed anche per le condizioni di salute non sempre ottimali, Rachmaninov nella parte conclusiva della sua vita si dedicò poco alla composizione.

La Sinfonia n. 3, creata quasi trenta anni dopo la Sinfonia n. 2, è ancora fortemente legata alla tradizione russa ed ha sicuramente Ciaikovskij come punto di riferimento, pur contraddistinta da elementi tipici della musicalità di Rachmaninov.

Nonostante questo, e la presenza di ampie melodie (che già negli anni ’40 erano viste come fortemente anacronistiche), contiene comunque diversi elementi di una certa modernità, sempre moderata.
Forse proprio per tali motivi, abbinati ad una discreta lunghezza, finì per scontentare tutti e attirò su di sé più critiche che apprezzamenti.

Riguardo alle Danze Sinfoniche, op. 45, il loro titolo originario era Danze Fantastiche, in quanto destinate ad accompagnare un balletto di Michel Fokine.

Il lavoro esordì nel 1941, in forma sinfonica, eseguito dalla Philadelphia Orchestra, diretta da Eugene Ormandy, suscitando inspiegabilmente uno scarso entusiasmo, e non fu mai portato sulla scena poiché il grande coreografo morì l’anno seguente.

Diviso in tre movimenti, corrispondenti a Mezzogiorno, Crepuscolo e Sera, il brano è dotato di uno stile piuttosto moderno.

Vi troviamo diversi rimandi a Prokofiev, Stravinskij, Poulenc (solo per fare qualche nome), fino ad arrivare alla chiusura, in cui le note del “Dies Irae” si fondono con quelle dell’Alleluja della liturgia Russa, già utilizzato in precedenza da Rachmaninov nei suoi Vespri.

Per quanto riguarda gli interpreti, a rischio di cadere nella banalità, possiamo affermare che nessuno sia in grado di eseguire i compositori russi meglio di una grande compagine russa.

E l’Orchestra Sinfonica di Stato di Mosca, diretta da Pavel Kogan (figlio d’arte, il padre era il grande violinista Leonid), ha tutte le carte in regola al proposito, mostrando una compattezza all’interno di ogni sezione, un affiatamento fra i diversi gruppi di strumenti ed una sonorità ricca di sfumature, tutte qualità che contribuiscono ad un’ottima riuscita complessiva della registrazione.

In conclusione un cd di elevata fattura, che ha l’ulteriore pregio di inquadrare nella giusta ottica un autore come Rachmaninov, facendo piazza pulita di molti dei luoghi comuni e dei pregiudizi costruiti negli scorsi decenni sulla sua musica.