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Castelnuovo-Tedesco: Musica sacra corale

La collana della Naxos rivolata all'Archivio Milken fa riemergere alcuni brani religiosi dell’autore italiano

Nato a Firenze nel 1895 da genitori di origini ebraiche, Mario Castelnuovo-Tedesco è una figura di primo piano del Novecento italiano.

Dotato di un grande talento, a dieci anni compose i suoi primi due brani, entrambi per pianoforte.

Nel 1914 si diplomò in pianoforte a Firenze e subito dopo iniziò a studiare composizione con Pizzetti, per poi concludere gli studi, nel 1918, al Conservatorio di Bologna, diretto da Alfano.

Si può comprendere, già da queste prime righe, che la vita di Castelnuovo-Tedesco fu piena di incontri con gente di grande levatura, e non solo in campo musicale, come testimoniano i suoi contatti con D’Annunzio e Pirandello. Nota è, inoltre, l’amicizia con Toscanini, che diresse molti suoi lavori in prima mondiale, e con Segovia, per il quale scrisse un numero notevole di pezzi per chitarra.

Nel 1939, in seguito alle leggi razziali emanate dal regime fascista, il musicista fu costretto a lasciare il nostro paese e, insieme alla famiglia, si recò a New York.

Questo, se da un lato comportò un lacerante distacco dalla patria, dall’altro rappresentò, paradossalmente, la sua fortuna.

Infatti, appena giunto negli USA, grazie all’interessamento di Toscanini e del violinista Heifetz, Castelnuovo-Tedesco stipulò un contratto triennale con la Metro Goldwin Mayer per la creazione di colonne sonore.

Scaduto tale impegno, proseguì l’attività di compositore di musiche da film per conto di altre case cinematografiche fino al 1968, anno della sua morte, avvenuta a Los Angeles.

Ma non fu questo l’unico genere musicale considerato poiché, oltre ad una copiosa produzione per pianoforte e per chitarra, Castelnuovo-Tedesco ci ha lasciato anche alcuni brani di musica sacra.

Ad essi fa riferimento un cd della Naxos (distribuzione Ducale Music), nell’ambito della collana dedicata ai brani conservati nell’Archivio Milken di Santa Monica in California, istituzione che raccoglie le partiture di autori di origine ebraica, americani o vissuti in America.

Il disco si apre con Naomi e Ruth, op. 27 (1947), primo pezzo non espressamente liturgico, che in seguito l’autore indicherà come autobiografico, in quanto i due personaggi biblici identificano rispettivamente la madre e sua moglie.

Il successivo Sacro Servizio per il Sabato, op. 122 risale invece al 1943 e venne composto su richiesta dell’amico Nahum Immanuel, rabbino ad interim del Tempio Beth Sholom di Santa Monica.

Ancora legati alle vicende familiari i tre brani per organo (dai Sei preludi per organo da un tema di Bruto Senigaglia, 1962), frutto di arrangiamenti di una melodia originale del nonno di Castelnuovo-Tedesco.

La chiusura è invece rivolta a musiche tratte dalla Liturgia per la Commemorazione dei defunti, op. 192 (1960).

Tutte le composizioni proposte si caratterizzano per la presenza di ampie linee melodiche, tipiche dello stile di Castelnuovo-Tedesco, che rifiutò sempre il dodecafonismo, tanto più in brani destinati a cerimonie religiose pubbliche.

Per quanto riguarda i numerosi ed ottimi interpreti, ricordiamo innanzitutto l’Academy of St. Martin-in-the-Fields ed il suo Coro, diretti da sir Neville Marriner che, con il soprano Ana María Martínez, sono i grandi protagonisti del brano di apertura.

L’op. 122 è invece affidata a The London Chorus, diretto da Ronald Crop, accompagnato dall’organista Hugh Potton, e si avvale della partecipazione di Ted Christopher (baritono), Jeremy Cohen (tenore), con Rabbi Rodney Mariner in veste di narratore.

Infine Barbara Harbach esegue i pezzi organistici, mentre i pezzi tratti dalla liturgia funebre risultano affidati al New York Cantorial Choir, diretto da Neil Levin ed accompagnato da McNeil Robinson all’organo, con l’apporto del cantor Simon Spiro.

In definitiva un disco di grande interesse, che evidenzia un compositore italiano la cui produzione merita sicuramente ulteriori approfondimenti.