Questo sito contribuisce alla audience di

La stagione della Associazione Scarlatti

Nella Basilica di Santa Maria Maggiore, L’Ensemble Vocale di Napoli e l’Ensemble Il Labirinto, diretti da Antonio Spagnolo, danno lustro alla produzione sacra di Haydn.

Noto soprattutto per le sinfonie ed i quartetti, Haydn ci ha lasciato anche una ragguardevole produzione di argomento sacro, come è stato possibile riscontrare nel recente concerto, svoltosi nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, nell’ambito della stagione dell’Associazione Scarlatti ed inserito anche nella rassegna natalizia “Note d’inverno”, curata da SistemaMed Campania-Agis, con il coordinamento artistico del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini.

Il compito di eseguire brani, appartenenti al repertorio religioso del grande musicista austriaco, è stato affidato all’Ensemble Vocale di Napoli e all’Ensemble Il Labirinto, diretti da Antonio Spagnolo, che si sono avvalsi della partecipazione di un nutrito gruppo di cantanti formato da Eva Troise, Ingrid Somma, Loredana Nocerino e Francesca Zurzolo (soprani), Daniela del Monaco (contralto), Pasquale Ferraro (tenore) e Giuseppe Deliso (baritono).

La serata si è aperta con la Missa brevis in fa maggiore per due soprani, coro e archi Hob. XXII n.1 (1750), lavoro giovanile di Haydn, in parte influenzato da Karl Georg Reutter, maestro di cappella della cattedrale di Santo Stefano a Vienna, che conosceva fin da piccolo il compositore, avendolo accolto nel suo coro.

Secondo brano in programma, Maria quaerit Christum Filium, per soprano ed archi (1792), sicuramente il più interessante dal punto di vista storico-musicale.

Si tratta, infatti, di un’acquisizione abbastanza recente, in quanto solo nel 1998 si è giunti alla conclusione che questo pezzo sacro, considerato perduto, rappresentava in realtà il “travestimento spirituale” della cantata da camera “Arianna a Nasso”.

In seguito, a Venezia, furono ritrovati, in tempi e luoghi diversi, sia il testo originale in latino, sia una partitura, il che ha permesso al musicologo Jolando Scarpa una ricostruzione della composizione.

La prima parte si è chiusa con la Salve Regina in mi maggiore per soprano solo, coro e archi Hob. XXIIIb n. 1, altro brano giovanile, risalente al 1756, scritto per la cerimonia di entrata nell’ordine delle Clarisse di Therese Keller, grande amore dell’autore.

Indubbiamente gli echi di questa strana situazione sono presenti in più punti e sottolineano soprattutto quei passaggi particolarmente struggenti ed imploranti insiti nel testo della preghiera.

Dopo l’intervallo, una seconda Messa, in si bemolle maggiore per soprano solo, coro e archi Hob. XXII n. 7, nota anche come Missa brevis Sancti Johannis de Deo (1775).

Probabilmente scritta per i Fatebenefratelli di Eisenstadt, in quanto tale ordine ospedaliero venne fondato da S. Giovanni di Dio, è un lavoro essenzialmente corale, poiché l’intervento del soprano è limitato al solo Benedictus.

Finale rivolto ad un’ altra Salve Regina, in sol minore per soli, coro e archi Hob. XXIIIb n. 2 (1771), composto durante la quasi trentennale permanenza di Haydn alla corte di Nikolaus Esterházy, in qualità di Maestro di Cappella, e quindi strettamente legato all’organico a disposizione in quel momento ad Eisenstadt, residenza invernale del nobile.

Per quanto riguarda il lato esecutivo, ottima come sempre è risultata l’interpretazione dell’Ensemble Vocale di Napoli, realtà fortemente consolidata del panorama musicale napoletano che, tra l’altro, giocava “in casa”, visto che la chiesa è anche il luogo dove il gruppo si riunisce per le prove.

Di elevato spessore anche l’apporto dell’Ensemble Il Labirinto, costituito da strumentisti di grande affidabilità, che non hanno quindi avuto problemi di affiatamento con il coro.

Relativamente ai solisti, tutti molto bravi, una menzione particolare meritano il soprano Loredana Nocerino, per la straordinaria intensità, abbinata ad una eccezionale vocalità, con la quale ha affrontato Maria quaerit Christum Filium, ed il contralto Daniela del Monaco, che ha fornito il suo prezioso apporto al quartetto vocale della Salve Regina conclusiva

Unico appunto della serata, contraddistintasi per un programma estremamente interessante, proposto da un organico di caratura internazionale, era rappresentato dal fatto che la struttura della chiesa penalizza molto l’acustica per cui, soprattutto quando vi sono gruppi corali con orchestra, solo nelle prime file il suono arriva abbastanza chiaro, mentre nel fondo giunge un segnale spesse volte confuso.

Si tratta di un problema, da noi già segnalato in altre occasioni, che andrebbe risolto quanto prima, considerando che l’edificio, soprattutto per la sua ubicazione strategica, risulta attualmente fra le sedi concertistiche più ambite.

La stagione dell’Associazione Scarlatti chiude così un anno intensissimo e riprenderà il prossimo 8 gennaio, all’Auditorium della Rai, con il concerto dell’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione di Mosca, diretta da Nicola Giuliani, che accompagnerà il pianista Giuseppe Albanese.