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Ludus Danielis

Dalla Harmonia Mundi USA la nota rappresentazione medievale rivive nella splendida interpretazione dell’ensemble The Dufay Collective, diretto da William Lyons

Nel Medioevo, per tenere desta la fede popolare, durante le principali feste liturgiche, sia nelle chiese che nelle piazze, si teatralizzavano i diversi episodi della Bibbia, accompagnandoli con canti in latino o in lingua volgare.

Tali manifestazioni presero il nome di rappresentazioni sacre in Italia, jeux in Francia e mystery plays o semplicemente plays nei paesi britannici.

Uno dei più famosi esempi al riguardo è costituito dal Ludus Danielis, noto anche come Jeu de Daniel, in quanto di provenienza francese, che risale al XII secolo e costituisce il frutto di un lavoro di gruppo.

Infatti esso si deve agli “scholari” della Scuola Episcopale di Beauvais che, molto probabilmente, si ispirarono ad un preesistente lavoro scritto dal chierico Hilarius, allievo di Pietro Abelardo, utilizzando come soggetto due episodi dell’Antico Testamento, tratti dal Libro di Daniele.

Il primo riguardava l’interpretazione, da parte del profeta, della frase misteriosa scritta da una mano sulla parete (Mane, Tekel, Fares), durante il festino del re Baldassarre, che preannunciava la morte imminente del sovrano.

Il secondo si riferiva all’intervento divino, che aveva salvato Daniele, gettato nella fossa dei leoni perché continuava a pregare il suo Dio, contravvenendo al decreto promulgato da re Dario, secondo il quale solo lui poteva essere adorato.

Interessante risulta anche sapere che la rappresentazione veniva allestita quattro volte nei giorni successivi al Natale (26, 27 e 28 dicembre e 1° gennaio), ed ogni replica era curata da una differente categoria ecclesiastica, in ordine decrescente d’importanza, fino ad arrivare a quella conclusiva, nella quale i protagonisti erano i cosiddetti sottodiaconi.

Una pregevole incisione del Ludus Danielis è stata recentemente proposta dalla Harmonia Mundi USA (distibuita in Italia dalla Ducale Music), nell’interpretazione dell’ensemble The Dufay Collective, diretto da William Lyons.

Al riguardo va innanzitutto sottolineato come, tutte le volte che ci si confronta con la musica medievale, non solo sia necessario un accurato studio musicologico a monte, ma vadano fatte delle scelte, legate alla mancanza di precise indicazioni nella partitura.

Ad esempio, in questo caso, le parti corali sono state abbinate al ritmo veloce, mentre per quelle dei singoli si è scelta una cadenza affine al recitativo, per esaltare la drammatizzazione dell’insieme.

Inoltre, per quanto riguarda l’accompagnamento musicale, si è ricorsi alla viella (antenata del violino) per identificare Baldassarre, mentre l’arpa, strumento celestiale per eccellenza, contraddistingueva Daniele.

Il risultato complessivo è di grande presa e, pur mancando una componente non secondaria come quella visiva, la registrazione riesce a restituire buona parte delle suggestioni legate a questo particolare genere.

Grande merito va quindi al già citato The Dufay Collective, diretto da William Lyons, gruppo che ha alle spalle un’esperienza ultraventennale, ma anche ad un testo vario e vivace, che ci restituisce un Medioevo ricco di fermenti, molto più vivo di quanto ci hanno voluto far credere gli storici.