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Duruflé: Requiem, op. 9 ed altri brani

Dalla Harmonia Mundi USA un SACD rivolto alla produzione di un grande compositore francese del Novecento

Scorrendo la biografia del compositore ed organista francese Maurice Duruflé (Louviers, Normandia, 1902 – Louveciennes 1986), ci imbattiamo in una serie di figure che, dalla fine dell’Ottocento fino al Novecento inoltrato, hanno fatto la storia della musica transalpina.

Infatti il suo talento fu scoperto da Maurice Emmanuel, amico del padre, che consigliò di mandare il giovane Maurice a Parigi per studiare al conservatorio.

Lì ebbe, fra i docenti, autori del calibro di Tournemire, Widor, Dukas e Gigout, e come colleghi, Messiaen e Alain.

Inoltre la sua prestigiosa carriera di interprete, lo vide prima assistente di Vierne a Notre Dame, dal 1927 al 1930 e poi, fino al 1975, organista della chiesa parigina di Saint-Etienne du Mont, oltre che esecutore di importanti “prime”, come quella del Concerto per organo, archi e timpani in sol minore di Poulenc.

Infine, in qualità di docente, fu titolare della cattedra di Armonia al Conservatorio di Parigi dal 1942 al 1970.

Eppure, acclamato e stimato in vita sia come compositore che come virtuoso dell’organo, Duruflé è successivamente caduto nell’oblio, al punto che oggi viene ricordato solo per il suo Requiem.

Nemmeno la discografia lo aiuta molto e, se si esclude qualche sporadica e lodevole iniziativa che, di tanto in tanto, è stata portata avanti da qualche casa discografica, l’opera di Duruflé non è facilmente reperibile.

Arriva quindi a proposito il recente SACD ibrido della Harmonia Mundi USA (distribuita in Italia dalla Ducale Music), che raccoglie alcune fra le più rappresentative composizioni corali ed organistiche del musicista francese.

L’apertura è dedicata al sunnominato Requiem, op. 9, per coro, piccola orchestra ed organo, nella versione curata da Duruflé nel 1961 (la terza e definitiva), che differiva da quella originaria del 1947 per una orchestrazione più ridotta.

Si tratta di un brano dove spiccano, fra l’altro, il trascinante Domine Jesu Christe ed il dolcissimo e commovente Lux Aeterna.

A seguire due brevi pezzi organistici, il Preludio sull’Introito all’Epifania, op. 13 (1961) e la Fuga in do minore su un tema di Henry Rabaud, grazie alla quale Duruflé vinse nel 1928 il primo premio al Concorso per la miglior fuga bandito dal Conservatorio di Parigi.

E’ poi la volta dei Quattro mottetti su temi gregoriani, op. 10 (1960), preziose miniature per coro a cappella, che attestano la passione dell’autore per un genere più volte preso in considerazione.

Particolarmente interessanti anche i due successivi pezzi per organo.

Il primo faceva parte di una più ampia composizione di gruppo, dedicata nel 1953 a Jean Gallon, docente del conservatorio parigino e compositore, da alcuni suoi prestigiosi allievi, in occasione del pensionamento, mentre il secondo rappresenta una Meditazione (1964), più volte eseguita da Duruflé all’organo di Saint-Etienne du Mont.

Il disco si chiude con la Messa “Cum Jubilo”, op. 11, scritta nell’estate del 1966 in onore della Vergine Maria, con dedica alla moglie Marie-Madeleine, dove si evidenziano un Kyrie di stampo gregoriano, sostenuto da un coro baritonale, ed un Gloria caratterizzato da un implorante e delicato assolo per organo e tenore.

Per quanto riguarda l’esecuzione, essa è affidata ad ottimi interpreti che, per la parte strumentale, sono l’English Sinfonia e i due organisti Martin Ford e Richard Pinel, quest’ultimo impegnato solo nella Messa “Cum Jubilo” e, per la parte vocale, The Choir of Magdalene College di Oxford e i solisti Magid El-Bushra (controtenore) e Peter Harvey (baritono) nel Requiem e Mark Chaundy (tenore) nella Messa, il tutto sotto l’attenta direzione di Bill Ives.

In definitiva un SACD che riporta in auge un autore la cui produzione, prevalentemente sacra, si inserisce nella grande ed immortale tradizione francese.