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Stanford: Sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore

La Naxos completa il ciclo integrale delle sinfonie del compositore irlandese, abbinando la sua sinfonia d'esordio con il Concerto per clarinetto e orchestra, op. 80

Mancava all’appello solo la Sinfonia n. 1 in si bemolle maggiore, per completare l’integrale rivolto alle sinfonie dell’irlandese sir Charles Villiers Stanford e la composizione, abbinata al Concerto per clarinetto e orchestra, è recentemente entrata a far parte del catalogo della Naxos.

Stanford scrisse la sua prima sinfonia nel 1876, per partecipare ad una competizione indetta dall’Alexandra Palace Theatre.

All’epoca risiedeva principalmente in Germania, dove si stava perfezionando, e non è quindi un caso se, in questo suo esordio sinfonico, prese come principali punti di riferimento Schumann e Beethoven, pur se il suo stile, legato fortemente ad elementi popolari, risulta già ben presente.

Per la cronaca, il suo brano si classificò al secondo posto, ma non ebbe molta fortuna, al punto che la composizione fu pubblicata postuma e, vivo il compositore, venne eseguita una sola volta, nel 1879, al Crystal Palace di Londra (fra l’altro istituzione rivale dell’Alexandra Palace).

Particolare anche la storia del Concerto in la minore per clarinetto e orchestra, op. 80, che nel cd è stato abbinato alla sinfonia.

Il dedicatario del brano doveva essere il musicista tedesco Richard Mühlfeld, ispiratore degli ultimi brani cameristici di Brahms, che però si rifiutò misteriosamente di suonarlo, per cui la “prima” fu interpretata, nel 1903, dal britannico Charles Draper.

In seguito la composizione divenne uno dei cavalli di battaglia di Frederick Thurston e, a partire dagli anni ’70, risulta il brano orchestrale di Stanford maggiormente eseguito.

Dal punto di vista musicale, in questo caso siamo più vicini a Brahms, ma l’impronta tradizionale irlandese è ben presente.

Prendendo ora in considerazione la parte interpretativa, va sottolineato che la Bournemouth Symphony Orchestra, diretta da David Lloyd-Jones, conferma anche in questa occasione le sue qualità di compagine compatta, equilibrata e dotata di un suono brillante.

Ottimo risulta anche l’apporto, nel concerto solistico, di Robert Plane, la cui esecuzione, oltre a mostrare un perfetto affiatamento con l’orchestra, si caratterizza per i toni morbidi e precisi.
L’esibizione assume, inoltre, una valenza particolare, poiché l’artista la dedica alla memoria della sua insegnante Thea King, grande clarinettista britannica scomparsa nel 2007.

Si chiude così, nel modo migliore, l’integrale delle sinfonie di sir Charles Villiers Stanford, che ci auguriamo abbia contribuito a restituire una certa notorietà ad un autore totalmente ignorato al di fuori dell’area britannica, dove però è conosciuto esclusivamente per la sua produzione sacra.