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Suoni proibiti – Compositori in esilio

La Capriccio dedica un cofanetto agli autori perseguitati dal regime nazista

Gli anni che in Germania precedettero l’avvento del nazismo furono ricchi di fermenti musicali.

Autori di provenienza diversa, molti dei quali di origine ebraica, dettero vita a composizioni tese a sviluppare nuovi linguaggi, che spaziavano dalla musica atonale a quella jazz.

Per tali motivi, una volta affermatosi il regime, tali brani furono messi al bando, marchiati con la dicitura Entartete Musik (“Musica degenerata”) ed i loro autori perseguitati.

In poco tempo un gran numero di talenti scomparvero dalle scene tedesche e l’unica via di scampo, per i più fortunati, divenne quella dell’esilio.

La casa discografica Capriccio ha qualche tempo fa dedicato all’argomento un cofanetto di tre cd dal titolo “Suoni proibiti – Compositori in esilio”.

In realtà tale intestazione non combacia perfettamente con quanto proposto nei diversi dischi, se si pensa che sono presenti anche brani di Schreker, morto nel 1934 in seguito ad un infarto, provocato dalle vessazioni subite a causa delle nascenti leggi razziali, Schulhoff, deceduto nel campo di concentramento di Würzburg nel 1942 e Ullmann, ucciso ad Auschwitz nel 1944.

Ad ogni modo la raccolta ha il pregio di evidenziare, a fianco di compositori famosi, quali Hindemith, Schönberg, Milhaud e Weill, alcuni meno noti (Eisler, Krenek, Zemlinsky e Waxman) ed altri dei quali si era persa ogni memoria (Wellesz, Gurlitt e Dessau), mentre stranamente manca una figura di grande prestigio come Korngold.

Dal punto di vista musicale, siamo di fronte ad autori di elevato livello, sensibili nell’accogliere i numerosi fermenti del Novecento, per poi svilupparli attraverso stili talora molto differenti fra loro.

A tal proposito ricordiamo Schönberg, padre della dodecafonia, che in Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) appare ancora molto lontano dalla musica che lo rese famoso, e Weill che, con la sua Opera da tre soldi, musicò i testi politicamente impegnati di Brecht e, una volta negli USA, divenne un affermato autore di indimenticabili melodie, legate a famose commedie musicali di Broadway.

Va, infine, sottolineato che le varie orchestre, impegnate nell’esecuzione dei brani, sono per la maggior parte tedesche, in una sorta di risarcimento postumo nei confronti di chi fu perseguitato dal regime.

In definitiva una raccolta che, a parte qualche lacuna, risulta di estremo interesse, aumentando il rammarico relativo al fatto che, se non ci fosse stata la follia nazista, musicisti di questo genere avrebbero potuto dare grande lustro alla musica europea e rappresentare dei saldi punti di riferimento per le giovani generazioni.