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Vox Balaenae

L’universo “liquido” del flautista Alessandro Crosta

Alessandro Crosta è un giovane flautista avellinese che possiede anche una discreta collezione di strumenti d’epoca, alcuni dei quali comprati in pessime condizioni e riportati in seguito all’antico splendore.

Grazie a questa grande passione, le sue esibizioni finiscono per abbinare il lato esecutivo a quello didattico, trasformandosi in piacevolissimi concerti-conferenza.

Ma la sua cultura musicale non si limita al passato, ma abbraccia anche il repertorio più vicino ai nostri giorni.

E’ quanto si evince da un recentissimo cd intitolato “Vox Balaenae”, prodotto dall’Associazione Igor Stravinsky di Avellino, in collaborazione con varie istituzioni, fra le quali la Regione Campania, e primo numero di una collana intitolata “Campania Sonora”.

In esso Crosta affronta alcuni brani tratti dalla produzione flautistica del Novecento, abbinandoli a luoghi della Costiera sorrentina ed amalfitana, famosi per le loro bellezze naturali, dei quali ha catturato anche i suoni posti fra un pezzo e l’altro.

Il disco inizia con “Vox Balaenae, For three masked players (For electric Flute, Electric cello and Amplified Piano)” di George Crumb, che dà anche il titolo all’intera incisione.

Scritta dall’autore statunitense nel 1971, dopo aver ascoltato in precedenza il canto di una balena megattera, la composizione risulta divisa in tre parti, con la mediana che presenta un tema e cinque variazioni, ognuna contraddistinta dal nome di un’era geologica.

Altre particolarità si percepiscono già dalla curiosa intestazione, poiché gli interpreti sono tenuti a esibirsi indossando una maschera nera, che copre per metà i loro volti, e la partitura dà precise indicazioni anche sul colore del palcoscenico, il blu sottomarino, nel quale gli strumentisti si dovranno immergere.

Dal punto di vista musicale, come avviene in molti brani moderni, gli strumenti sono utilizzati in maniera insolita.

Così, ad esempio, nel pianoforte il suono è sovente emesso pizzicando le corde, mentre il flauto diventa veicolo della voce umana.

Sicuramente più abbordabile il successivo Haru no umi (Il mare in primavera) del giapponese Michio Miyagi, qui presente in una versione per ottavino (che sostituisce il flauto) e pianoforte.

Composto nel 1927, esso descrive, secondo un classico andamento ritmico di stile orientale, la costa di Tomonoura, piccolo villaggio di pescatori non molto distante da Hiroshima.

E’ poi la volta di Barcarola e Scherzo, per flauto e pianoforte, che Casella dedicò al francese Gaubert, creato durante il soggiorno dell’autore a Parigi, che incarna l’eleganza e la raffinatezza tipica del repertorio flautistico transalpino.

Alla produzione francese fa riferimento anche EchoSyrinx, dove Crosta affronta il celeberrimo Syrinx di Debussy e, con l’ausilio di tecniche moderne, amplifica le suggestioni legate al brano in questione.

Il cd si chiude con Vermont Counterpoint (1982), dello statunitense Steve Reich, considerato uno dei precursori del minimalismo.

Il brano prevede un solista che, nell’ordine, suona il flauto in sol, il flauto in do e l’ottavino, dialogando con tre differenti motivi reiterati, incisi su un nastro preregistrato utilizzando tre flauti in sol, tre flauti in do, tre ottavini ed un altro flauto solista, che si intrecciano e sovrappongono, dando luogo ad un’atmosfera quasi ipnotica.

Un breve sguardo ora agli interpreti, per sottolineare innanzitutto le grandi energie spese da Alessandro Crosta per confezionare un disco di ottima fattura, che si fa apprezzare anche per un libretto illustrativo sintetico ed esauriente.

Lo accompagna in questa avventura la bravissima pianista Nadia Testa, perfezionatasi, fra gli altri, con Vitale e Ciccolini.

I due si esibiscono frequentemente insieme e hanno condiviso sia il progetto che la direzione artistica del disco.

Ricordiamo, infine, il significativo apporto della violoncellista Caroline Stevens nel brano iniziale.

In conclusione Vox Balaenae fornisce sicuramente un notevole contributo alla conoscenza del repertorio flautistico novecentesco e, nel contempo, può rappresentare anche un utile strumento per avvicinare il vasto pubblico alla musica classica dei nostri tempi.