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Carnaval, op. 9 di Schumann

Una composizione ricca di enigmi scritta da un venticinquenne innamorato

Nel 1835 Robert Schumann, innamoratosi di Ernestine von Fricken, musicista conosciuta in casa del suo maestro Friederich Wieck, le dedicò Carnaval, con il sottotitolo Piccole scene su quattro note, brano pianistico formato da 22 pezzi, tutti contraddistinti da un titolo.

Nella composizione l’autore, all’epoca venticinquenne, racchiuse episodi, sentimenti e persone legati alla sua vita, immaginando come scenario una festa di carnevale.

Così le maschere furono depositarie dei differenti stati d’animo, sempre contrastanti, per cui a Pierrot seguiva Arlecchino e Pantalone si contrapponeva a Colombina.

I due lati della personalità del musicista, il sognatore e l’uomo d’azione, si ritrovavano rispettivamente in Eusebius e Florestan, pseudonimi con i quali Schumann firmava le sue recensioni sul Neue Zeitschrift für Musik (Nuova rivista musicale), periodico da lui diretto per quasi dieci anni.

Poi c’erano le donne, da Coquette, servetta di casa Wieck, a Estrella, ovvero la dedicataria Ernestina, fino a Chiarina (Clara), la figlia di Wieck, che sarebbe in seguito diventata sua moglie dopo una lunga lotta con il padre.

Non mancavano i riferimenti alla musica del periodo, concretizzatisi sia con omaggi a Chopin e Paganini, sia con il movimento conclusivo, dove la “Davidsbündler” ovvero la “Lega dei Compagni di Davide” (sodalizio che, nella fervida e un po’ malata fantasia di Schumann, comprendeva tutti i giovani artisti suoi amici), marciava vittoriosa contro i “Filistei dell’arte”, rappresentati dai critici e musicisti che si opponevano alle nuove istanze.

Se questi erano i personaggi, rappresentati in modo più o meno riconoscibile, anche la musica non sfuggiva ad una discreta dose di bizzarria.

Nella partitura, infatti, Schumann sfruttò la corrispondenza fra note e lettere, legata alla convenzione musicale tedesca, introducendo la parola Asch, città natale di Ernestine, mediante una successione, ad esempio, di la bemolle (As), do (C) e si (H), gioco che veniva reso esplicito, al centro della composizione, dal brano intitolato A.S.C.H – S.C.H.A.

Chiudiamo, ponendoci dalla parte dell’esecutore, per segnalare come le difficoltà nell’interpretare Carnaval siano essenzialmente legate a due fattori.

Il primo riguarda la brevissima durata di alcuni pezzi, talora inferiore al minuto, che costringe a continui cambiamenti di ritmo.

Il secondo, connesso al precedente, è dovuto al fatto che tali variazioni descrivono spesso opposti stati d’animo, per cui solo un pianista dalla spiccata sensibilità può trasmetterli al pubblico.