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Ghedini dirige Ghedini

Dalla collana "storica" della Naxos emergono un grande autore del Novecento e le glorie passate della Napoli musicale

Figura eclettica nell’ambito del Novecento italiano, Giorgio Federico Ghedini (Cuneo 1892-Nervi, 1965) fu compositore prolifico, prestigioso docente (fra i suoi allievi si annoverano Claudio Abbado e Luciano Berio) e apprezzato direttore d’orchestra.

La sua predilezione per la musica del passato lo spinse ad approfondire gli autori del periodo rinascimentale e di quello barocco, dei quali trascrisse e rielaborò molti brani.

Anche il suo stile caratteristico ed originale, che sfugge a una precisa classificazione, era principalmente volto a conciliare la musica del passato con le esigenze moderne e, probabilmente, questo orientamento rappresenta la causa prima della quasi scomparsa delle opere di Ghedini dal nostro panorama.

Sicché, a dispetto di una produzione numerosissima, e pur arrivando il musicista una decade dopo la più nota “Generazione dell’Ottanta”, ha finito per condividerne le vicissitudini, l’emarginazione e, una volta impossibilitato a proporre di persona le sue opere, l’immeritato oblio.

A parziale risarcimento arriva ora un cd, appartenente alla collana della Naxos, dedicata alle incisioni storiche, che si riferisce ad un concerto del 1952, tenutosi nella Sala Scarlatti del Conservatorio napoletano di S. Pietro a Majella, nell’ambito della Stagione dell’Associazione Scarlatti.

Il programma di quella serata, durante la quale Giorgio Federico Ghedini diresse sue composizioni, comprendeva il Concerto per orchestra e due violoncelli concertanti “L’Olmeneta” (1951), le Litanie alla Vergine, per soprano, coro e orchestra (1926) e la trascrizione per orchestra di alcuni brani tratti dall’Offerta Musicale di Bach (1946).

Si tratta di lavori indubbiamente complessi e non tutti di facile ascolto (in particolare il concerto iniziale), che però danno un’idea molto precisa dello stile e dell’abilità di Ghedini, sia come compositore, sia come trascrittore.

Mentre per ulteriori approfondimenti sulle composizioni rimandiamo all’esauriente libretto illustrativo, ci preme invece sottolineare come questa registrazione sia una testimonianza illuminante del notevole fermento musicale presente a Napoli negli anni ’50.

Innanzitutto, “L’Olmeneta” aveva conosciuto il suo esordio appena l’anno precedente a Venezia, per cui siamo di fronte ad una “prima” napoletana.

Inoltre, l’Orchestra Alessandro Scarlatti ed il Coro dell’Associazione Scarlatti, diretto da Emilia Gubitosi (non Elena, come riportato erroneamente sul retro della copertina), bravi interpreti dei differenti brani, rappresentavano due complessi di grande prestigio oggi scomparsi.

In particolare, l’orchestra afferì, dopo il 1956, nell’organico Rai, per essere poi soppressa nel 1992 (dalle sue ceneri, sono sorte, quasi immediatamente la Nuova Orchestra Scarlatti e l’Orchestra Associazione Professori Scarlatti, ancora oggi in forte attrito fra loro).

Altrettanto emblematica la storia della Sala Scarlatti del Conservatorio, sede del concerto, distrutta da un incendio nel 1973, restituita al pubblico nel 1996, ed attualmente inagibile per seri problemi causati da infiltrazioni d’acqua.

Rimane saldamente in vita, fortunatamente, l’Associazione Scarlatti, che sta celebrando i 90 anni di attività.

Molto più normale che, a 57 anni di distanza, non ci siano più i protagonisti di quella esibizione, dai già citati Ghedini e Gubitosi, ai violoncellisti Benedetto Mazzacurati e Mario Gusella.

E’ ancora viva e vegeta, invece, Marika Rizzo, il soprano che fornisce la sua splendida voce alle Litanie, che risiede a Pesaro e continua a portare avanti una prestigiosa carriera di docente.

Per quanto riguarda l’incisione, pur derivando da una registrazione radiofonica “dal vivo” della Rai, conobbe all’epoca esclusivamente una distribuzione negli USA, ad opera della Colosseum, suddivisa in due dischi (usciti rispettivamente nel 1953 e nel 1954), il cui contenuto è ora stato trasferito su cd dalla Naxos.

A tal proposito, considerando i mezzi utilizzati in quel periodo, la qualità del suono risulta piuttosto buona.

Manca, però, qualsiasi segnale relativo alla presenza del pubblico, il che fa perdere una buona parte del fascino legato a registrazioni del genere (ma è molto probabile che questa sorta di pulizia sia stata effettuata a suo tempo dalla Colosseum).

In conclusione, dobbiamo ancora una volta essere grati alla Naxos che, oltre a mettere in evidenza Giorgio Federico Ghedini, uno dei più grandi compositori italiani del Novecento, ci ha riportati indietro nel tempo, ad una Napoli molto più vivace e musicalmente attiva rispetto a quella odierna.