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Paisiello: Nina, o sia La pazza per amore

Dalla Arts, in un doppio cd, uno dei più noti lavori operistici del grande compositore tarantino

Opera tratta da un libretto di Benoît-Joseph Marsollier e messa in musica da Nicolas Dalayrac, Nina, ou La folle par amour, fu rappresentata per la prima volta in Italia nel 1788, nella versione tradotta e adattata da Giuseppe Carpani.

La vicenda si apre con Nina che ha perso il senno a seguito della morte, in duello, del suo innamorato Lindoro. Responsabile del delitto è un conte molto ricco, che il padre le ha imposto di sposare, venendo meno alla parola data in precedenza allo stesso Lindoro.

Quest’ultimo, in realtà, è stato solo gravemente ferito e, dopo essersi ripreso, cerca di rientrare in modo graduale nella vita di Nina, per evitarle nuove emozioni.

Il lieto fine ricompenserà i due protagonisti che, dopo varie peripezie, torneranno definitivamente insieme.

La trama piacque molto a Paisiello, che la trovò consona ai nuovi orientamenti da lui seguiti all’indomani del suo ritorno a Napoli, dove era stato chiamato da Ferdinando IV.

L’autore tarantino, reduce dai trionfi ottenuti in Russia alla corte di Caterina II, aveva deciso, infatti, di abbandonare la farsa, per un genere di maggiore spessore come quello dell’opéra-comique.

Partendo dal medesimo testo di Carpani e con alcune aggiunte di Giovanni Battista Lorenzi, imposte dal re, Paisiello presentò il suo nuovo lavoro nel 1789.

La prima ebbe luogo al Belvedere di S.Leucio (Ce), davanti ad un ristretto pubblico, formato dalla regina Maria Carolina ed altre importanti autorità dell’epoca.

Poco tempo dopo l’opera era già entrata nel cartellone del teatro dei Fiorentini di Napoli, per poi diffondersi, con enorme successo e vari rimaneggiamenti, in tutta Europa.

La casa discografica Arts ha inciso la Nina, in un doppio cd, secondo la versione proposta a Parma nel 1794, dove i dialoghi parlati, che nell’opéra-comique si alternavano alle parti cantate, furono sostituiti da recitativi secchi.

Grazie a questa registrazione è possibile apprezzare la splendida ed equilibrata partitura che contraddistingue la composizione, esaltata da un organico di grande valore costituito dai soprani Jeanne-Marie Bima e Gloria Banditelli, dal tenore William Matteuzzi e dai bassi Natale De Carolis ed Alfonso Antoniozzi.

Ad essi vanno aggiunti il Concentus Hungaricus ed il Coro da Camera Ungherese, diretti da Hans Ludwig Hirsch, che contribuiscono alla riuscita di un disco dai molteplici pregi, non ultimo quello di abbinare, ad un elevato livello esecutivo, un ottimo rapporto qualità-prezzo.