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Vittorio Ceccanti e Corrado Greco dal Settecento ai giorni nostri

Ottimo concerto dei due musicisti nell’ambito della rassegna “Diciassette & Trenta Classica” al Teatro Diana di Napoli

Il quarto appuntamento pomeridiano di “Diciassette & Trenta Classica” ha visto affacciarsi, alla ribalta del Teatro Diana, il violoncellista Vittorio Ceccanti ed il pianista Corrado Greco, che si sono confrontati con un repertorio molto articolato.

Primo brano in programma, la Sonata n. 3 in sol maggiore di Boccherini, formata da tre movimenti (largo, allegro alla militare, minuetto), che si caratterizzava per una piacevole musicalità.

A seguire il pezzo clou della serata, la Sonata per violoncello e pianoforte “Sequentia Serpentigena” del contemporaneo Peter Maxwell Davies, dal 2004 compositore ufficiale della Regina.

Dedicata dall’autore britannico a Ceccanti, e presentato in prima assoluta all’Accademia Chigiana nel 2007, la Sonata, come ha tenuto a precisare Maxwell Davies all’epoca della “prima”, “è una diretta conseguenza del mio incontro con le pievi della Toscana. In particolare, essa è stata ispirata dalla natura sfuggente ed enigmatica dell’iconografia delle immagini delle sculture in pietra che in esse si trovano. Mi sono concentrato su una sola immagine, quella del serpente, che nella tradizione ebraico-cristiana, è il simbolo della tentazione e del tradimento, e del peccato in generale”.

Per questa composizione è stato usato come punto di riferimento il canto gregoriano proprio del Giovedì Santo, Traditor autem dedit eis signum, che riguarda il tradimento di Gesù da parte di Giuda, per cui l’intero lavoro è attraversato da una forte dose di angoscia e rispecchia indubbiamente le tensioni e le difficoltà legate ai nostri tempi.

Nel complesso un brano di difficile esecuzione e di ascolto altrettanto problematico, che ha lasciato la platea abbastanza disorientata, e bene hanno fatto i due artisti ad anticiparlo, rispetto alla scaletta originaria, in modo da rendere più scorrevole il resto del programma.

Dopo l’intervallo è toccato alla Suite Italienne (1934) di Stravinsky appartenente al cosiddetto periodo neoclassico dell’autore russo, che si basò su motivi di Pergolesi (la cui attribuzione effettiva è tuttora incerta), per dare vita prima al balletto Pulcinella (1920), e poi ad una suite (1932-33) che raccoglieva brani scelti del lavoro, trascritti per violoncello e pianoforte avvalendosi della collaborazione di Gregor Piatigorsky.

Chiusura con le paganiniane Variazioni di bravura su una sola corda su temi del “Mosè” di Rossini, grazie alle quali Ceccanti ha potuto sfoggiare ancora una volta tutte le sue doti virtuosistiche.

In definitiva un concerto molto bello, che ha messo in evidenza una produzione cameristica piuttosto rara, compresa in un periodo che andava dal Settecento ai giorni nostri, nobilitata da due ottimi e ben affiatati musicisti, come il violoncellista Vittorio Ceccanti, al quale era affidato il compito più gravoso, ed il pianista Corrado Greco, meno impegnato del primo, ma spalla ideale.

Il pubblico ha mostrato vivo apprezzamento, chiedendo un bis ed ottenendone addirittura due, Sicilienne e Après un rêve, entrambi molto delicati, appartenenti alla produzione di Fauré.

La rassegna pomeridiana si prende ora una discreta pausa, mentre domenica prossima, 22 marzo, è in programma “Histoire du Tango”, quarta ed ultima matinée con la Nuova Orchestra Scarlatti.