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Paulus: To Be Certain of the Dawn

Il dramma dell’Olocausto in un suggestivo oratorio inciso dalla Bis

Siamo ormai abbastanza lontani dal Giorno della Memoria, ma ciò non toglie che la tragedia dell’Olocausto rappresenti sempre un tema di forte attualità, altrimenti corriamo il rischio di parlarne solo una volta all’anno e di ignorarla durante gli altri 364 giorni.

L’opportunità per affrontare nuovamente l’argomento ci è offerta dalla recente uscita del cd della Bis rivolto all’oratorio To Be Certain of the Dawn, per coro di ragazzi, coro misto, soprano, mezzosoprano, tenore, baritono, cantor e orchestra, composto dallo statunitense Stephen Paulus su testi di Michael Dennis Browne.

Il titolo del lavoro, che si riferisce ad uno scritto di Rabbi Abraham Joshua Heschel, dove si legge, fra l’altro “…in the darkest night to be certain of the dawn…”, è stato commissionato dalla Basilica Cattolica di Santa Maria a Minneapolis (dove ha avuto la “prima” nel novembre 2005), come dono per il Temple Israel (la locale sinagoga), in occasione di due importantissimi eventi, il 60° anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, da parte delle truppe alleate, e il 40° anniversario dal documento conciliare Nostra Aetate (Nel nostro tempo).

Quest’ultimo raccomandava, fra l’altro, la promozione di un fraterno dialogo fra ebrei e cristiani, ripudiando l’accusa mossa nei confronti del popolo ebraico di responsabilità collettiva e perenne per la morte di Cristo, meglio noto come deicidio, che nel passato era stata alla base di violente persecuzioni.

L’oratorio, che vuole essere soprattutto un ricordo del milione e mezzo di bambini Ebrei uccisi dalla follia nazista, risulta diviso in tre parti.

La prima, dal titolo Renewal, si apre al suono dello shofar, strumento a forma di corno, solitamente utilizzato in alcune cerimonie religiose ebraiche e si chiude con la frase, pronunciata in ebreo, “ama il prossimo tuo come te stesso”.

Fra questi due momenti, si evidenzia la contrizione dei Cristiani per gli errori commessi nel passato, nei confronti degli Ebrei, e una preghiera di ringraziamento affidata al coro dei bambini.

La seconda parte (Remembrance), vero e proprio cuore dell’oratorio, ha come punto di riferimento un documento eccezionale, le fotografie di giovani bambini Ebrei, scattate fra il 1935 ed il 1938 da Roman Vishniac nei paesi dell’Est Europeo e pubblicate nel 1999 dalla sorella del fotografo nel libro intitolato “Bambini di un mondo scomparso”.

Ritorna anche qui la frase “ama il prossimo tuo come te stesso”, declamata usando per la prima e unica volta la lingua tedesca (l’oratorio presenta infatti testi in ebraico ed inglese), a ricordo del fatto che la sola pietra rimasta in piedi dopo la distruzione della sinagoga di Berlino, da parte dei nazisti, riportava tale esortazione in formato bilingue.

Inoltre troviamo altre tre preghiere di ringraziamento, mentre la chiusura è affidata all’Inno della Fiamma Eterna, che ricorda la grande fiamma circondata da migliaia di fiammelle, presente nella parte del museo Yad Vashem di Gerusalemme, dedicata ai bambini vittime dell’Olocausto.

Infine la terza ed ultima parte (Visions), auspica che Cristiani ed Ebrei consolidino i loro rapporti, intraprendendo un significativo percorso comune che gioverà alla pace dell’intera umanità.

Ciò è sottolineato nel pezzo conclusivo dove, prima il coro e poi il cantor, declamano la frase “ama il prossimo tuo come te stesso”, seguita dalle poche note finali, introdotte dal suono dello shofar.

Se questa, per sommi capi, è la struttura dell’oratorio, dal punto di vista musicale il lavoro presenta numerose reminiscenze della musica del Novecento, sia europea che americana e, naturalmente, molti riferimenti al repertorio sacro Cristiano ed Ebreo, il tutto reso in modo molto equilibrato e pervaso da fortissime suggestioni.

Dal punto di vista interpretativo, la composizione si avvale della presenza di un cast di grande spessore, a partire da un quintetto di cantanti formato da Elizabeth Futral (soprano), Christina Baldwin (mezzosoprano), John Tessier (tenore), Philip Cokorinos (basso-baritono) e Barry Abelson, cantor dell’Israel Temple di Minneapolis.

La parte vocale è completata dalla presenza di ben quattro formazioni corali, Minnesota Chorale, Minnesota Boychoir, The Basilica Chatedrale Choir e The Cathedral Choristers, mentre l’accompagnamento orchestrale è affidato ad una delle migliori compagini attualmente in circolazione, ovvero l’Orchestra del Minnesota, il tutto sotto l’attenta direzione di Osmo Vänskä.

In definitiva un oratorio di elevata drammaticità, che però lascia aperti ampi spiragli per un futuro ricco di pace e speranza, fornendo nel contempo un significativo apporto alla produzione di argomento religioso del XXI secolo.