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Telemann: Passione secondo San Matteo

Dalla Brilliant Classics un doppio cd del compositore tedesco, che fornì un prezioso contributo ad un genere esaltato da Bach

La narrazione della Passione ha conosciuto, soprattutto in campo protestante, trasposizioni musicali di grande complessità.

L’apice si ebbe nel periodo barocco, con l’affermarsi della cosiddetta passione oratoriale, di destinazione liturgica, che utilizzava testi in tedesco, frutto della traduzione e del commento degli episodi del Vangelo legati alle ultime ore di Cristo sulla terra.

L’autore più noto che si confrontò con questo genere fu senza dubbio Bach, le cui Passioni raggiunsero livelli inarrivabili, ma anche altri suoi connazionali ci hanno lasciato una produzione di pregevole livello.
E’ il caso, ad esempio, di Georg Philipp Telemann (1681-1767), che scrisse più di 40 Passioni, metà delle quali andate perdute, fra le quali ben dodici erano rivolte a testi tratti dal Vangelo di S. Matteo.

Al riguardo, una delle più famose è sicuramente quella composta nel 1746, durante la sua lunga permanenza ad Amburgo come direttore musicale delle cinque chiese principali.

Conosciuta anche come Lasst uns mit Ernst betrachten, dall’incipit del corale di apertura, è stata recentemente riproposta in un doppio cd dalla Brilliant, attingendo dal catalogo della Hänssler Classic.

La composizione segue la struttura classica, con la suddivisione fra tre tipi di voci, grave quella del Cristo (e, in questo caso anche quella di Pilato), media per l’Evangelista narrante e acuta per tutti gli altri partecipanti.

Anche l’attribuzione dei pezzi è quella consueta, con i recitativi destinati prevalentemente all’evangelista, le arie appannaggio dei personaggi di contorno ed i corali affidati ai commenti della folla.

Uno sguardo agli esecutori per segnalare innanzitutto la buona prova di tutti i solisti, a cominciare dai tenori Wilfried Jochens (Evangelista) e Stephan Dörr (Pietro e Caifa) e dai bassi Achim Rück (Cristo) e Hans-George Wimmer (Pilato).

Brave anche Barbara Schlick (soprano) e Claudia Schubert (contralto), e di buon livello anche la parte corale, affidata al Collegium Vocale des Bach-Chores Siegen.

Dal canto suo l’Orchestra barocca “La Stravaganza Köln”, diretta da Ulrich Stötzel, che esegue la composizione su strumenti d’epoca, è costituita da buoni archi, ma mostra qualche sbavatura nella sezione dei fiati.

In definitiva una Passione che, pur essendo abbastanza lontana dalla monumentalità di quelle bachiane, rappresenta comunque un lavoro di densa spiritualità.